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Toscana: i comuni di Aulla e Podenzana chiedono di fondersi

domenica 9 giugno 2013

2' di lettura

Firenze, 3 giu. - (Adnkronos) - Altri due Comuni toscani scelgono di fondersi: o meglio chiedono di farlo. La Giunta regionale, su proposta dell'assessore Vittorio Bugli, ha approvato stamani la proposta di legge che tiene conto della richiesta dei Comuni di Aulla e Podenzana in provincia di Massa Carrara. Il provvedimento dovra' essere ora discusso dal Consiglio regionale, a cui spettera' anche fissare la data del referendum consultivo. Dare vita ad un comune unico aiutera' a gestire meglio alcuni servizi, a parita' di risorse. Nelle scorse settimana la giunta aveva detto si' alle fusioni di Villafranca e Bagnone, sempre in Lunigiana, a Crespina e Lorenza in provincia di Pisa ed ancora prima a Scarperia e San Piero a Sieve nel Mugello, a Campiglia Marittima e Suvereto in provincia di Livorno e a Casciana Terme e Lari di nuovo in provincia di Pisa. Per la montagna pistoiese, ovvero i Comuni di San Marcello, Abetone, Piteglio e Cutigliano, e la Valbisenzio a Prato ci sono invece due iniziative portate avanti direttamente da alcuni consiglieri regionali. Il 16 giugno saranno chiamati alle urne i cittadini di Castel San Niccolo' e Montemignaio in provincia di Arezzo. Referendum con esito positivo si sono gia' svolti ad aprile a Figline e Incisa Valdarno in provincia di Firenze (100 chilometri quadrati e 24 mila abitanti), a Fabbriche di Vallico e Vergemoli (75 kmq e 961 abitanti) in provincia di Lucca e a Castelfranco di Sopra e Pian di Sco' in provincia di Arezzo (56 kmq per circa diecimila abitanti). I vantaggi sul bilancio. Ogni Comune che si fonde puo' contare oggi in Toscana su 250 mila euro l'anno di maggiori contributi regionali, per cinque anni, fino ad un massimo di un milione di euro per fusione. A questi si aggiungono i finanziamenti dello Stato, che variano a seconda della popolazione e sono il 20 per cento, per dieci anni, dei trasferimenti erariali che gli stessi Comuni potevano vantare nel 2010. I Comuni che si fondono sono anche esentati per 3 anni dal rispetto del tetto del patto di stabilita' e in questo modo possono far ripartire gli investimenti.

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