(Adnkronos) - "Gia' all'epoca, dunque, chi voleva sapere sapeva, e tra questi c'era anche Giovanni Brusca. Tra coloro che mostravano di non sapere, e cio' fino all'apertura di questo processo, vi sono quelle persone a cui io, nel corso della seconda meta' del 1992, avevo riferito dei miei contatti con Ciancimino - dice ancora il generale Mario Mori proseguendo le dichiarazioni spontanee - L'accusa ha espresso meraviglia sulla mia decisione di parlarne con qualcuno, sulla scelta delle persone a cui confidai quel rapporto e sul fatto che non lasciai traccia scritta di quanto andavo facendo, al punto da non comunicarlo formalmente nemmeno alla mia scala gerarchica. All'epoca ero lufficiale di pg piu' elevato in grado del Ros ed il responsabile delle scelte operative del Reparto". "Informai verbalmente del contatto con Vito Ciancimino il mio superiore diretto, il generale Antonio Subranni, come lui stesso ha confermato, per la considerazione che nutrivo nei suoi confronti e per la grande esperienza di cose di mafia che egli aveva e che io apprezzavo, ma non ero tenuto necessariamente a farlo - dice ancora Mori - Quale dipendente avevo l'obbligo disciplinare di informare il mio comandante degli indirizzi generali che intendevo dare all'azione del Reparto, su cui lui aveva pieno titolo per valutare, intervenire e determinare, anche altrimenti rispetto ai miei progetti, ma non gli competeva entrare nei dettagli delle singole attivita', laddove si prospettavano anche aspetti coperti dal segreto investigativo, che lui, non essendo piu' ufficiale di PG, non era tenuto a conoscere".