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Mafia: Mori, trattativa anticamera stragi? e' accusa di gravita' eccezionale

domenica 9 giugno 2013

2' di lettura

Palermo, 7 giu.- (Adnkronos) - "La vicenda della presunta trattativa viene prospettata come l’anticamera di un coinvolgimento di fatto nell’esecuzione delle stragi mafiose del 1992-94.Si tratta di un’accusa di una gravita' eccezionale, che diventa ancora piu' pesante se attribuita a funzionari dello Stato, e penso pertanto che non possa essere ricavata esclusivamente per le mere deduzioni di chi di stragi si e' reso personalmente responsabile e deve puntellare la sua posizione di collaboratore di giustizia, o di chi accusando cerca di acquisire meriti per scongiurare ritorni negativi a suoi problemi giudiziari ed economici, e di chi, infine, politico o appartenente alle istituzioni, per dare risalto alla propria attivita', sostenere personali ed ardite tesi elaborate su basi esclusivamente teoriche, o far dimenticare inadempienze od omissioni, fa ricorso, con ritardi ventennali, a ricordi postumi, a considerazioni avventurose puntualmente non documentate, ovvero a vuoti di memoria difficilmente giustificabili". E' quanto dice il generale Mario Mori continuando le sue dichiarazioni spontanee in aula. "Credo che la gravita' dell’accusa pretenda qualcosa di piu' serio e motivato - denuncia - e' difficile difendersi dai “ritengo“ e dai “deduco“, quando sono passati tanti anni dagli avvenimenti, quasi tutti i veri protagonisti e testimoni di quelle vicende non ci sono piu' e la documentazione relativa e' mancante o lacunosa". Quindi, Mario parlando di Paolo Borsellino spiega: "in merito ai fatti che precedettero la strage di via D’Amelio, ed in relazione a quelle che furono le connesse attivita' dei militari appartenenti al Ros, intanto sottolineo che si deve proprio al mio Reparto l’unica ufficiale segnalazione del concreto pericolo che correva Borsellino in quel periodo. Fu infatti il comando del Ros, sulla base delle notizie acquisite da una fonte informativa, a sensibilizzare le autorita' competenti circa gli intendimenti di “cosa nostra” nei confronti del magistrato". "Il magistrato, come si ricava dalle deposizioni e dalle sommarie informazioni rese dalla moglie, signora Agnese Piraino Leto, poche ore prima di morire, si lamento' in maniera vibrata con il procuratore della Repubblica di Palermo, Pietro Giammanco, che non aveva ritenuto di doverlo avvertire dei contenuti dell’informativa del Ros, a lui nota, non solo per l’iniziativa dei due ufficiali sopra citati, ma per averne ricevuto anche conferma nell’incontro fortuito con Salvo Ando', ministro della Difesa in carica, il 28 giugno 1992, all’aereoporto di Fiumicino - prosegue Mori - Dell’Arma dei Carabinieri e del Ros Paolo Borsellino aveva una particolare considerazione, come ha sostenuto piu' di un teste in questo dibattimento e, per quanto personalmente mi riguarda, tra me ed il magistrato c’era, notoriamente, sintonia".

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