(Adnkronos) - (Adnkronos) - Tutto era stato preparato con cura, compresi gli appoggi logistici e i sopralluoghi precedenti. I due si presentarono dapprima come normali clienti, poi minacciarono il gioielliere con la pistola, gli spruzzarono uno spray urticante sul viso, fin quasi ad accecarlo, e gli bloccarono i polsi con nastro adesivo e fascette autobloccanti. Quindi lo picchiarono nel vano tentativo di farsi aprire la cassaforte del negozio. Infine presero i gioielli esposti nelle vetrine, per un valore di circa 100 mila euro. La rapina venne registrata dal sistema di videosorveglianza interno della gioielleria e gia' le prime indagini permisero di identificare il rapinatore armato di pistola, all'epoca minorenne, anch'egli originario di Vieste che aveva colpito piu' volte la vittima con il calcio della pistola, oltre a sferrargli calci unitamente al complice. Uno dei due incito' il complice a sparare al gioielliere se non avesse aperto la cassaforte. Coda era stato gia' coinvolto, e arrestato insieme ad altri tre viestani, per un'altra rapina, ugualmente violenta, in una gioielleria di Milano, commessa qualche mese prima con modalita' simili. I quattro sono stati individuati grazie all'esame delle celle telefoniche, che hanno dimostrato come si fossero recati a Milano solo per il tempo necessario al 'colpo', e nonostante avessero avuto l'accortezza di spegnere i telefoni nei momenti in cui veniva commessa la rapina e comunque di limitare i contatti in quella giornata. A tradirli qualche foto messa su facebook e un'impronta digitale.