Roma, 18 apr. (Adnkronos) - La Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto oggi il ricorso presentato da una donna somala, anche a nome dei suoi figli, contro il rinvio in Italia dall'Olanda. La Corte ritiene che la donna non abbia dimostrato che il rinvio in Italia, in base al cosiddetto 'Regolamento di Dublino', esporrebbe lei e i suoi figli al rischio di trattamenti inumani e degradanti. Dunque secondo la Corte "la condizione generale dei richiedenti asilo in Italia non presenta falle sistemiche di severita' tale da far temere che un riaffidamento al nostro Paese violerebbe i diritti umani fondamentali. Conseguentemente la richiedente asilo somala che si era appellata alla Corte dovra' tornare in Italia dall'Olanda", commenta il Consiglio italiano dei Rifugiati (Cir) in una nota. Il Cir "ha sempre raccomandato di esaminare le circostanze individuali, ritenendo che in molti casi il problema e' lo stesso Regolamento Dublino II e le conseguenze della sua applicazione sulle vite delle persone. Richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale possono avere buoni e giustificati motivi per spostarsi in un altro paese dell'Unione Europea, motivi che non sono per forza riconducibili alle violazioni dei diritti nel paese in cui si trovano", dichiara Christopher Hein direttore del Cir . "Nel passato abbiamo gia' notato casi in cui richiedenti asilo e rifugiati riconosciuti in Italia avevano fatto dichiarazioni non veritiere col solo scopo di evitare il trasferimento nel nostro Paese. Questa sentenza, dobbiamo ricordare, si basa principalmente sulle dichiarazioni che questa singola richiedente asilo ha fornito alla Corte di Strasburgo e che non risultano veritiere. La ricorrente aveva ottenuto un permesso di soggiorno per 3 anni per protezione sussidiaria ed era stata accolta in un centro di accoglienza a Marina di Massa, dopo un suo primo soccorso a Lampedusa" continua Hein. (segue)