Roma, 10 set. (Adnkronos) - A Bolzaneto, durante i disordini del G8 di Genova del luglio 2001, sono state portate avanti "violenze senza soluzione di continuita'" in condizioni di "assoluta percettibilita' visiva e auditiva da parte di chiunque non fosse sordo e cieco". La Cassazione nelle 110 pagine di motivazione che spiegano il perche', lo scorso 14 giugno sono state rese definitive sette condanne e accordate quattro assoluzioni per gli abusi alla caserma contro i manifestanti fermati, mette nero su bianco che a Bolzaneto c'e' stato un "completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto". Quanto alle violenze commesse, la Suprema Corte sottolinea che "non si e' trattato di momenti di violenza che si alternavano a periodi di tranquillita', ma dell'esatto contrario". La Cassazione ha cosi' chiuso l'ultimo dei grandi processi sui fatti del luglio 2001. Nel precedente verdetto d'appello, i giudici avevano dichiarato prescritti i reati contestati a 37 dei 45 imputati originari tra poliziotti, carabinieri, agenti penitenziari e medici - riconoscendoli comunque responsabili sul fronte dei risarcimenti. Risarcimenti che pero' la sentenza definitiva ha ridotto. Piazza Cavour punta il dito contro chi era preposto al comando: "non e' da dubitarsi che ciascuno dei comandanti dei sottogruppi, avendo preso conoscenza di quanto accadeva, fosse soggetto all'obbligo di impedire l'ulteriore protrarsi delle consumazioni dei reati". Oltretutto, scrivono i supremi giudici, "non risulta dalla motivazione della sentenza che vi fossero singole celle da riguardare come oasi felici nelle quali non si imponesse ai reclusi di mantenere la posizione vessatoria, non volassero calci, pugni o schiaffi al minimo tentativo di cambiare posizione, non si adottassero le modalita' di accompagnamento nel corridoio (verso il bagno o gli uffici) con le modalita' vessatorie e violente riferite" dai testimoni ascoltati nel processo. (segue)