Roma, 12 set. (Adnkronos) - Il Codacons ha presentato nei giorni scorsi una formale diffida alla Protezione civile e al Ministero dell'ambiente "affinche' le due amministrazioni avvino il procedimento per la richiesta di risarcimento per danno ambientale, cosi' come prevede l'art. 309 del D. Lgs. n. 152/2006". "E' trascorso, ormai, oltre un anno e mezzo dal naufragio della Costa Concordia, il relitto della nave si trova ancora adagiato sulla costa dell'Isola del Giglio - scrive il Codacons nella diffida - Non sono ancora stati resi noti gli interventi necessari per risanare i danni all'habitat che la sua permanenza ha causato; sono ancora incerti i passaggi che porteranno al recupero del danno ambientale; non si possono ancora stimare i tempi di recupero ambientale dell'Isola del Giglio, costantemente minacciato dalla presenza del relitto". Come hanno spiegato alcuni esperti, ribadisce il Codacons, "piu' tempo il relitto rimarra' immerso nel mare piu' rischi di inquinamento si corrono, sottolinea il Codacons. Non si tratta solo di carburante, ma anche solventi, pitture e soprattutto detersivi mettono a rischio l'ecosistema dell'isola". "Il Codacons ha dunque chiesto con una diffida urgente alla Protezione Civile e al Ministero dell'Ambiente di avviare il procedimento per la richiesta di risarcimento per danno ambientale, ai sensi del D. Lgs. n. 152/2006. Se le amministrazioni non provvederanno, l'associazione - scrive ancora nella diffida - sara' costretta a prendere il loro posto avviando una azione legale tesa a ottenere tutte le misure idonee a tutelare l'ambiente, oltre al risarcimento dei danni subiti dagli abitanti dell'Isola, nonche' il risarcimento dei danni subiti e subendi a causa della mancata esecuzione delle norme previste dal Tua".