Torino, 23 nov. - (Adnkronos/Ign) - Anticipato dalle polemiche per il forfait di Ken Loach, il Torino Film Festival apre il sipario della trentesima edizione. Sarà l'opera prima di Dustin Hoffman, Quartet, a dare il via alla rassegna, questa sera, all'Auditorium 'Giovanni Agnelli'. Claudia Gerini, in qualità di madrina, condurrà insiema al direttore Gianni Amelio la serata inaugurale alla quale parteciperanno, tra gli altri, Dame Gwyneth Jones, una delle protagonisti di Quartet, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e il presidente della giuria Paolo Sorrentino. A settantacinque anni, Dustin Hoffman esordisce alla regia con una commedia piena di humor, tenerezza, malinconia, eccentricità, dove il rap si mescola con Mozart e l'arte e la musica curano i disastri e le paure della vecchiaia. Sceneggiato da Ronald Harwood (Il servo di scena, Il pianista, Lo scafandro e la farfalla) dalla sua commedia, Quartet ha la vitalità dell'intelligenza e l'armonia del quartetto del Rigoletto che lo conclude. Guidano il concerto cinque magnifiche "prime donne": Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connelly, Pauline Collins e Michael Gambon. La storia di Qaurtet. A Beecham House, una casa di riposo per cantanti lirici e musicisti immersa nella campagna inglese, si prepara come ogni anno il grande spettacolo per l'anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Tutti gli artisti residenti tornano sulla scena per raccogliere fondi per mantenere Beecham e, tra gorgheggi e capricci, rinascono ansie da prima donna, rivalità tra istrioni, isterismi. Qualcuno si sente male, qualcuno beve di nascosto, qualcuno rifiuta di cantare. E, ad aumentare la confusione, arriva una nuova pensionante: la diva della lirica Jean Horton, che ritrova Reggie, Wilf e Cissy, gli altri componenti di un quartetto leggendario. Reggie è il suo ex marito e il quartetto si sciolse quando divorziarono. I numeri del Torino Film Festival 2012. Sono 223 i titoli presenti di cui 70 lungometraggi opere prime e seconde; 43 anteprime mondiali; 11 anteprime internazionali; 13 anteprime europee; 81 anteprime italiane. A chiudere la kermesse, il 1° dicembre, il film Ginger & Rosa di Sally Potter (nel cast: Elle Fanning, Alice Englert, Alessandro Nivola, Annette Benning e Oliver Platt). Madrina della serata finale, Ambra Angiolini. E a poche ore dal debutto del Festival, il Museo del Cinema di Torino torna, con una nota, sulla vicenda che ha innescato il rifiuto del regista Ken Loach (per solidarietà con i lavoratori di una Cooperativa) a partecipare al TFF che voleva premiarlo. "A differenza di quanto affermato da più parti in riferimento all'appalto che nel 2006 aveva assegnato alla Cooperativa Rear i servizi di sorveglianza e pulizia al Museo Nazionale del Cinema, si precisa che in nessun modo la vecchia gara era stata attribuita con la regola del massimo ribasso", afferma il Museo. La decisione del regista britannico, perché in totale disaccordo con le scelte del Museo Nazionale del Cinema circa "l'esternalizzazione dei servizi svolti da lavoratori con salari più bassi" (scelte sulle quali il Museo ha subito replicato: "il regista è stato male informato"), ha raccolto diverse critiche. Per Gianni Amelio "è stato un gesto narcisistico" quello di Loach. Bocciato anche dal collega Ettore Scola. "La scelta dell'Aventino è sempre un po' aristocratica e di solito non aiuta a risolvere i problemi", ha detto all'Adnkronos il regista di 'Una giornata particolare'. Mentre Scola sul palco del TFF ci sarà per ricevere il premio alla carriera (durante la serata di chiusura), perché, ha spiegato, "come ho già scritto a quei lavoratori, voglio incontrarli proprio in quell'occasione, aiutarli a spiegare i loro problemi, a risolverli, mediando. E non andando non potrei farlo". "L'unica cosa certa è che i lavoratori vanno concretamente appoggiati, i gesti simbolici non sempre sono efficaci - ha proseguito Scola- Certo c'è coerenza fra la scelta di Loach e la sua filmografia, lui è più massimalista di me, ma i temi del lavoro, del sociale non li ha trattati solo lui, anche io non sono nuovo a queste materie. Ricordo però che quando, nel '68, non si era d'accordo con la gestione del Festival di Venezia noi autori non decidemmo di disertare anzi andammo tutti, in massa, e facemmo le giornate degli autori, non andare sarebbe stato sbagliato".