Verona, 24 nov. (Adnkronos) - "In questa vicenda il fattore culturale ha avuto il suo peso: si trattava di un rituale simbolico non di una menomazione. Di certo non di trattava di infibulazione che e' cosa ben piu' grave. Alla fine si e' appurato che era stato fatto un intervento di carattere minimale, era stata fatta una incisione di 4mm, cosa emersa anche in primo grado". A spiegarlo all'Adnkronos, Elisa Lorenzetto, avvocato che con Valentina Lombardo, si e' occupata del caso delle due famiglie originarie del Niger, trasferitesi a Verona, accusate di infibulazione nel 2006 e assolte dalla Corte d'Appello di Venezia perche' non avrebbero menomato le bambine ma avrebbero provocato solo una lesione: ipotesi che fa decadere il dolo sulle piccole e che quindi ha portato all'assoluzione. Emerge inoltre che nei territori di origine della bambine e' in uso una sorta di incisione rituale che se non praticata potrebbe portare, in Niger, a una sorta di discriminazione: da qui l'insistenza dei parenti rimasti in Africa ad intervenire. Per l'avvocato si rischia di trasformare tutto in infibulazione ma in realta' "esistono una miriade di pratiche differenti, anche simboliche, che hanno un disvalore differente: ecco, noi eravamo in questa categoria". All'epoca della prima condanna il caso di Verona era il primo in cui si applicava la cosiddetta legge anti-infibulazione.