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Mostre: Firenze, il techno-rinascimento di Marco Lodola a Palazzo Medici (2)

domenica 24 giugno 2012

2' di lettura

(Adnkronos) - Scrive Luca Beatrice nell'introduzione al catalogo: "Lodola immagina per Firenze un TechnoRinascimento sinestetico di impatto sensoriale che ne segna il ritorno nella citta' dei Medici, a lui molto cara. Le cronache danno il giovane Lodola studente all'Accademia di Belle Arti di via Ricasoli e assiduo visitatore al Museo di San Marco che contiene il corpo d'opera piu' importante del Beato Angelico. Lo dice e lo ribadisce Lodola, al giovane artista aspirante concettuale: prima impara a dipingere a fresco, poi potrai usare la mente. Il TechnoRinascimento lodoliano rintraccia illustri personaggi della storia quattrocentesca, li illumina, li butta nella mischia e nel caos dell'arte contemporanea, trasformandoli in sempiterne icone pop colorate e di sicuro impatto mediatico. Cosi' il David di Michelangelo diventa un super-eroe palestrato dalla inequivocabile gay attitude come un disegno di Tom of Finland, mentre la Venere botticelliana nella versione terzo millennio ci appare un clone plastico di Lady Gaga. Mix e remix di sacro e profano, facendo attenzione che questi artisti del Quattrocento non erano proprio dei santi…". In questa selezione non poteva mancare Leonardo da Vinci con la sua Monna Lisa, l'enigma per eccellenza dell'arte di ogni tempo, gia' rimessa in gioco nell'arte del '900 da Marcel Duchamp e Salvador Dali'. I personaggi di Lodola sono intuibili nei contorni, sono sagome ritagliate nello spazio dell'opera, non hanno un'individualita' somatica, ma e' lo spettatore che e' chiamato ad attribuire un'identita' basata sulla conoscenza del verosimile. Alla famiglia Medici e' reso omaggio con la rappresentazione dei due fratelli Cosimo a cavallo come nella statua del Giambologna che sorge maestosa in piazza della Signoria, Lorenzo, detto il Magnifico, ritratto dallo specialista del genere, Agnolo Bronzino. Completano il divertissement alcune teste-composte luminose tratte dall'Arcimboldo, poco collegato filologicamente col Rinascimento fiorentino, dal momento che e' nato a Milano nel 1526 ed attraversa piuttosto la controversa stagione manierista. Lodola lo sceglie proprio come alter ego nel passato, amando lui la bizzarria, l'estro, la fantasia e il grottesco. (segue)

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