(Adnkronos) - Considerando i derivati al lordo, ovvero senza il 'netting', negli Stati Uniti gli attivi si espandono del 9,8% sul 2010. Il portafoglio titoli si contrae solo in minima parte (-1,2%), mentre si espandono gli impieghi alla clientela (+1,7%). Analogamente all'Europa si riducono gli intangibili (-9,9%), mentre e' forte l'aumento di altre attivita' (+20,9%). I derivati nascosti dal netting sono un fenomeno piu' rilevante che in Europa per le banche Usa, pari al 37,5% sul totale attivo rispetto al 23,9%. Dal lato passivo la raccolta obbligazionaria cade come in Europa (-11,6%). Il livello di patrimonializzazione resta superiore con il capitale netto che rappresenta il 6,4% del totale attivo (in aumento del 5,9% sul 2010), mentre la leva si attesta a 22,7 volte. Gli attivi di bilancio dei maggiori istituti europei restano pari a oltre due volte il Pil dei Paesi sede. L'istituto meno importante in questo senso e' Commerzbank (25,7%). Il Piu' importante Credit Suisse (345%). Hsbc ha il maggiore attivo tra le banche europee (2.195 miliardi di euro) seguita da Deutsche Bank (2.164 mld). Intesa Sanpaolo ha un attivo di 639 miliardi di euro e un'incidenza del 40,5%, mentre Unicredit ha un attivo di 927 miliardi e una incidenza del 58,6%. Negli Usa, Jp Morgan con 4.058 mld di dollari precede Bank of America (3.938 mld), ma le loro incidenze sul Pil sono limitate (26-27%). In Europa il deleveraging ha colpito soprattutto il portafoglio titoli che e' caduto dal 47,7% del Pil aggregato nel 2009 al 40,9% nel 2011, ma i derivati sono cresciuti dal 42,8% al 53,2%, negli Usa gli attivi sono l'87,4% del Pil, il portafoglio titoli stabile al 15%, ma i derivati salgono dal 27,7% al 32,8%.