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Bpm: pm acquisiscono atti Intesa Sanpaolo disse no a Bplus-Atlantis (2)

domenica 24 giugno 2012

1' di lettura

(Adnkronos) - In particolare, BPlus si era rivolta a Intesa Sanpaolo una prima volta nel 2009 per ottenere un finanziamento ma non fu neanche presa in considerazione. La societa' ci riprovo' una seconda volta nel 2010, ma anche in quella occasione non fu aperta una istruttoria. Intesa Sanpaolo, secondo quanto si apprende dagli atti dell'indagine, nego' il finanziamento alla societa' attiva nel gioco d'azzardo ritenendo che ci fossero dubbi sulla sua solidita' patrimoniale (il suo unico asset sembrava fosse costituito dalla concessione per i giochi avuti dai Monopoli di Stato), e valutando che ci fosse poca chiarezza sui rapporti intercompany e su chi fosse l'effettivo titolare. I dubbi si erano poi concentrati sulla redditivita' dell'impresa anche perche' all'epoca (seconda meta' del 2010), pendeva ancora la questione delle maximulte date alle societa' di concessione dei giochi che ammontavano complessivamente a 90 miliardi di euro (30 miliardi circa a carico di BPlus). Nonostante queste sanzioni furono poi giudicate non ragionevoli e suscettibili di ricalcolo, tuttavia, vennero considerate un fattore di rischio. Alla luce di tutti questi elementi Intesa Sanpaolo rifiuto' di aprire una istruttoria per la concessione di un finanziamento. Di piu', addirittura ritenne che non ci fossero neanche i presupposti per aprire un conto corrente alla societa'. Per i magistrati, anche i rifiuti di Intesa Sanpaolo possono ora contribuire a dimostrare i motivi per cui viene ritenuta sospetta l'operazione portata invece a termine da Bpm sotto la presidenza di Massimo Ponzellini.

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