Roma, 21 giu. (Adnkronos) - I 4 agenti di polizia che la sera del 25 settembre 2005 chiamati da una donna sono intervenuti nella drammatica vicenda di Federico Aldrovandi, morto per i colpi ricevuti dai 4 agenti, hanno agito "in una situazione di straordinaria emergenza che non e' stata evidenziata nella sentenza di condanna d'appello". E' la convinzione dell'avvocato Niccolo' Ghedini, difensore di uno degli agenti, Monica Segatto condannata a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo nell'adempimento del dovere. Ghedini nella sua arringa ha evidenziato come le due sentenze di condanna "non abbiano verificato le singole responsabilita'. Nel caso della Segatto, l'agente -ha sottolineato Ghedini- si e' limitata a tenere ferme le gambe di Federico Aldrovandi. Eppure la sentenza non ha fatto alcuna distinzione nei ruoli avuti dai 4 comminando una pena identica per tutti quanti. Nemmeno la concessione delle attenuanti generiche". Ghedini ha lamentato inoltre il fatto che, nonostante la loro richiesta "non sia stata ammessa una perizia per capire la quantita' di droga ingerita dal giovane. La sentenza di primo grado -spiega Ghedini- aveva parlato del giovane Aldrovandi come di uno sperimentatore di droga. Nella sentenza di secondo grado parla invece di assunzione massiccia. Perche' questa perizia ci e' sempre stata negata?". I giudici della quarta sezione penale si sono ritirati in camera di consiglio per deliberare. La decisione e' attesa in serata.