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Alla Fiat le assunzioni le fanno i giudici

La sentenza costringe l’azienda a prendere 145 tesserati Fiom
di Alvise Losi domenica 24 giugno 2012

1' di lettura

La sentenza “progressista” con cui il giudice del lavoro di Roma ha obbligato la Fiat ad assumere 145 lavoratori con la tessera della Fiom-Cgil in realtà è un salto indietro nella libertà individuale e d’impresa. Una macchina del tempo che avvicina l’Italia del 2012 alla visione socialista della fabbrica e del diritto, alla democrazia dei soviet degli operai, ai closed shop inglesi, l’istituto che nella Gran Bretagna pre-thatcheriana costringeva le aziende a mettere sotto contratto solo gli iscritti alle trade union, e che la Lady di ferro meritoriamente smantellò. Stavolta il pretesto non è la collettivizzazione delle fabbriche, ma un mantra del terzo millennio: il principio anti-discriminazione, sancito dalla normativa europea recepita dall’Italia con una legge del 2003, che il tribunale capitolino avrà senza dubbio applicato in modo conforme. Un ideale molto presentabile e politicamente corretto, ma in grado - come visto ieri - di generare mostruosità stataliste simili a quelle viste in passato. Leggi l'articolo di Fausto Carioti su Libero di oggi venerdì 22 giugno 2012

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