(Adnkronos) - "L'esito di tutto questo spesso -rimarca Amnesty- per i lavoratori migranti consiste in paghe ben al di sotto del salario concordato tra le parti sociali, riduzioni arbitrarie dei compensi, ritardato o mancato pagamento, lunghi orari di lavoro". Si tratta di "un problema diffuso e sistematico", ha aggiunto Pizzutelli. I datori di lavoro, fa notare Amnesty, "preferiscono assumere lavoratori gia' presenti in Italia a prescindere dalle quote d'ingresso fissate dal governo. Alcuni lavoratori possono avere il permesso gia' scaduto mentre altri possono aver ottenuto il visto d'ingresso attraverso intermediari ma non riescono poi a ottenere il permesso di soggiorno. In questo modo, molti lavoratori migranti finiscono per trovarsi senza documenti che ne attestino la presenza regolare in Italia e rischiano l'espulsione". La legislazione italiana, inoltre, "ha introdotto il reato di 'ingresso e soggiorno illegale', stigmatizzando cosi' i lavoratori migranti irregolari, alimentando la xenofobia e la discriminazione nei loro confronti. Questa legislazione -fa notare il rapporto di Amnesty- pone i lavoratori migranti nella condizione di non poter chiedere giustizia per salari inferiori a quanto concordato, per il mancato pagamento o per essere sottoposti a lunghi orari di lavoro. La prospettiva, per molti di loro, e' che se denunciano lo sfruttamento vengono arrestati ed espulsi a causa del loro status irregolare". "Le autorita' italiane -conlude Pizzutelli- dovrebbero modificare le politiche in materia d'immigrazione concentrandosi sui diritti dei lavoratori migranti, indipendentemente dal loro status migratorio, garantendo loro un efficace accesso alla giustizia, istituendo meccanismi sicuri e accessibili per i lavoratori migranti che intendono presentare esposti e denunce contro i datori di lavoro, senza timore di essere arrestati ed espulsi".