Roma, 9 lug. - (Adnkronos) - "Ci sono sentenze definitive: questa trattativa fra Stato e mafia vi fu e si e' articolata tramite un'estorsione nei confronti dello Stato operata da Cosa Nostra". E' quanto ribadisce il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia intervistato da Tgcom24 nell'ambito del programma 'Top Secret'. "Non bisogna pensare a un'estorsione mafiosa come quella operata ai commercianti cui si chiede il pizzo - spiega Ingroia - Qui la mafia minacciava lo Stato con le stragi in cambio di un allentamento della repressione". Il magistrato riferisce che "il papello conteneva le richieste della mafia in tal senso e la nostra indagine riguarda proprio questo. Come nella richiesta del pizzo, anche qui se c'e' qualcuno che aiuta i mafiosi in quest'estorsione deve rispondere per concorso. Se ci sono uomini dello Stato, anche ministri di governi sottoposti a minaccia, che non hanno detto la verita' e hanno fatto da tramite, non risponderanno solo per aver trattato, ma anche per aver detto falsa testimonianza". Ingroia assicura che "le verifiche ci sono state, c'erano degli apparenti riscontri ai racconti di Scarantino, ma ci fu un vero e proprio depistaggio a cui contribui' non solo un falso pentito come Scarantino, ma anche qualche uomo dello Stato che lo convinse a dire il falso. Da un lato - osserva - si fabbrica la verita' falsa e dall'altra si possono procurare riscontri altrettanto falsi". (segue)