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Turismo: Siena, Castello di Crevole protagonista nelle 'Notti dell'archeologia' (2)

domenica 15 luglio 2012

2' di lettura

(Adnkronos) - Il Castello di Crevole, i cui ruderi sono oggi l'espressione di una "passata" autorevolezza, fu definito dall'erudito toscano Emanuele Repetti una 'rocca antichissima', ma della sua origine ben poco si conosce. Con sicurezza esisteva gia' nel 1189, menzionato in una bolla di Clemente III con cui si confermavano al vescovo Bono di Siena la proprieta' di chiese e castelli tra cui il "Castellum de Crevole cum arce". La dizione arce induce a ritenere che questa rocca avesse una preponderante importanza rispetto ad altre localita' fortificate del Vescovado. In effetti, Crevole divideva con Murlo l'onore e l'onere di essere il piu' importante centro del dominio del vescovo di Siena. Attualmente a Crevole si conservava l'archivio del Vescovado e sempre a Crevole furono compilati nel 1323 gli ordinamenti statutari del Feudo. Nella guerra tra la Repubblica di Siena e il Ducato di Firenze, la cosiddetta "guerra di Siena" che non fu altro che lo scontro tra le Corone di Spagna e di Francia, Crevole sostenne l'assedio delle forze imperiali ispano-medicee e fu costretta dopo incessanti colpi di cannone ad arrendersi nel novembre dello stesso anno. Di quella battaglia gli scavi hanno evidenziato i punti in cui caddero le bombarde e i danni arrecati; ad esempio un piccolo vano addossato al muro maestro ancora in essere, ha restituito numerosi frammenti di grandi contenitori per olio e granaglie, nonche' sul pavimento la 'buca' di caduta della bombarda. Nel corso dell'evento sui tavoli del laboratorio di restauro del museo i vari frammenti di pareti e orli di quegli orci distrutti dalle bombarde saranno esposti e potranno essere 'toccati' con mano. La rocca ridotta allo stato di rudere divenne 'cava' di approvvigionamento di materiale da costruzione da parte degli abitanti del villaggio e dei luoghi vicini. Di quel continuo saccheggio sara' fornita da parte dei relatori copia della trascrizione di un processo del 1692 intentato dalla cancelleria arcivescovile di Siena contro il parroco del borgo, reo di aver smurato archi e scavato mattoni.

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