Roma, 15 mag. - (Adnkronos) - Venivano portate in Italia spesso con l'inganno e poi costrette a prostituirsi su diverse strade della Capitale. La donne romene, ridotte in schiavitu', venivano sottoposte a un grave e insuperabile stato di soggezione psicologica e di vera e propria coercizione fisica, arrivando a essere vendute o messe in palio come vincita nei giochi d'azzardo. Una di loro e' stata anche marchiata a fuoco con le iniziali del suo 'padrone'. A mettere fine all'organizzazione, composta da romeni, otto uomini e tre donne, sono stati i carabinieri della compagnia di Tivoli che hanno eseguito undici provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dalla Procura di Roma. Gli arrestati dovranno rispondere a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, riduzione in schiavitu' e tratta di giovani donne di nazionalita' rumena. In particolare, le indagini, condotte dal Nucleo Operativo di concerto con la Procura di Roma, avviate nell'estate del 2011, hanno evidenziato che l'organizzazione vedeva in cima alla piramide marito e moglie, 'proprietari' di un tratto di via Aurelia, pagato due anni prima 10mila euro, a cui facevano capo i singoli sfruttatori che, per poter far prostituire le proprie protette su quel tratto di strada considerato molto redditizio, dovevano corrispondere ai coniugi una quota giornaliera pari a 50 euro. (segue)