Roma, 23 lug. (Adnkronos) - L'oratorio non puo' essere considerato "luogo di culto" destinato alla "reverenza dei fedeli". E' per questa ragione che la Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato nei confronti di un 43enne della provincia di Modena, Marco P., colpevole di avere sottratto nell'oratorio Madonna del Rosario di Pavullo una serie di oggetti, tra i quali un confessionale, una ginocchiera, una nicchia in legno e due ampolle in vetro. Un furto che il Tribunale di Modena, il 31 marzo 2006, aveva deciso di sanzionare nella forma piu' grave condannando Marco P. a sei mesi di reclusione e ad una multa di 300 euro. Contro la condanna, la difesa di Marco P. ha presentato ricorso in Cassazione, facendo presente che l'oratorio non poteva essere considerato luogo di culto per cui, venendo meno anche il "carattere reverenziale degli oggetti sottratti" si doveva escludere l'aggravante. La Sesta sezione penale ha accolto la tesi difensiva e, annullando senza rinvio la sentenza impugnata, ha evidenziato che "deve escludersi che le cose custodite in oratorio siano destinate aslla reverenza da parte dei fedeli: infatti, deve ritenersi che siano destinate a pubblica reverenza solo le cose assolutamente rispettate dalla generalita' dei consociati, in quanto espressione del sentimento religioso o di elevati ideali civili, per cui non e' sufficiente che la cosa si trovi in un luogo destinato alla pubblica reverenza, ma deve avere essa stessa una funzione di culto o di devozione". In definitiva, la condanna penale e' stata annullata del tutto perche', eliminata l'aggravante, l'azione penale non avrebbe potuto essere iniziata per mancanza di querela.