Roma, 23 lug. (Adnkronos) - "Cinecitta' non si salva certo con un parco a tema. Cosi' si uccide Cinecitta'. Si uccide uno dei pochi brand italiani conosciuti in tutto il mondo. Se si vuole salvare Cinecitta' bisogna riportarci il cinema dentro. Non c'e' un'altra via". Il regista Pupi Avati torna cosi' a ribadire le sue convinzioni sul futuro di quella che un tempo veniva definitva la Hollywood sul Tevere. Avati, che e' stato presidente di Cinecitta' Holding dalla fine del 2002 alla primavera del 2004, spiega all'Adnkronos: "Se si vuole evitare che una parte cosi' importante della storia culturale italiana muoia, c'e' bisogno di un'azione sinergica della forze istituzionali coinvolte (dalla Regione al Comune, al ministero dei Beni Culturali). Ci vuole un tavolo di concertazione di cui deve farsi promotore il ministro Ornaghi. L'unica via percorribile e' tornare a rendere allettante a livello di costi girare Cinecitta'. Il mio auspicio -sottolinea il regista- e' che si ragioni int ermini pragmatici, concreti e non ideologici". "Il comparto audiovisivo e' una delle industrie piu' importanti del Lazio e bisognerebbe valorizzarla invece di ostacolarla. Proprio per questo ho intenzione di parlare anche con il sindaco Alemanno del rapporto tra Roma e i set che e' pessimo e non dovrebbe esserlo. Bisogna poter girare a Roma con facilita'. Per i miei film ho girato dapperttutto, una ho bloccato persino l'intero downtown di Chicago e nessuno si e' permesso di dire di no o di lamentarsi perche' negli Usa il cinema e' una cosa seria. A Roma invece i set vengono vissuti come un fastidio non come una risorsa e questo non va bene. Un'altra cosa che si potrebbe fare e chiedere alle tv di non finanziare piu' le produzioni che vanno a ricostruire Trastevere a Budapest... Insomma occorre ragionare di antidoti concreti alla crisi", conclude Avati.