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Sanita': microbiologi, contro Virus Nilo unica arma e' lotta a zanzare

Salute
domenica 29 luglio 2012

2' di lettura

Milano, 27 lug. (Adnkronos Salute) - E' la lotta alle zanzare, tigri o comuni, l'unica vera arma per prevenire il virus del Nilo occidentale, tornato a colpire in Europa come segnalato nei giorni scorsi dall'Ecdc (European Center for Disease Control). "Evitare di essere punti dalle zanzare vettore del virus è la misura preventiva più efficace", assicurano i microbiologi dell'Amcli (Associazione microbiologi clinici italiani). "Diventano quindi prioritarie - avvertono - pratiche come l'uso di repellenti, vestiti adeguati e protettivi, zanzariere e tende. Per ridurre il rischio di epidemie, il mezzo più efficace è la lotta sistematica e continuativa alla zanzara che funge da vettore della malattia. Ciò significa eliminare tutti i ristagni d'acqua in prossimità delle zone abitate, ed effettuare vere e proprie campagne di disinfestazione che riducano la popolazione di zanzare". "In Italia - ricordano gli esperti Amcli in una nota - c'è un moderato rischio di diffusione del virus del Nilo occidentale", o Wnv (Virus West Nile (Wnv). Si tratta di "un flavivirus simile al virus della Dengue - spiegano - ed è trasmesso dalla zanzara tigre, ma anche, e forse in modo più efficiente, dalla zanzara comune. In natura le zanzare pungono gli uccelli selvatici che eliminano il virus con le feci e sono dei veri e propri serbatoi di amplificazione e mantenimento del virus. Dagli uccelli il virus può essere trasferito grazie alle punture delle zanzare ai mammiferi. Particolarmente sensibili sono i cavalli e l'uomo. Nell'uomo l'incubazione è di 3-15 giorni. Inoltre nella metà dei soggetti l'infezione si manifesta con febbre di lieve entità e malessere, circa il 20% mostra sintomi un po' più importanti simil-influenzali, mentre nell'1% circa dei casi si hanno sintomi più severi come meningiti, encefaliti, meningoencefaliti. Paralisi e anche morte sono a carico di una percentuale ancor minore di soggetti, spesso anziani". "In Italia i primi casi di cavalli positivi sono stati segnalati una decina di anni fa in Toscana. Dal 2008 in poi casi di infezione severe nell'uomo sono stati segnalati in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Sardegna", continuano i microbiologi. "Il periodo dell'anno a più alto rischio è la fine dell'estate - segnala Maria Paola Landini, direttore di Microbiologia clinica a Bologna dove si trova il centro di riferimento regionale dell'Emilia Romagna per le infezioni emergenti - per la maggior densità di zanzare e poiché inizia la migrazione di alcune specie di uccelli preferiti dalle zanzare, quindi gli altri ospiti, uomo compreso, sono maggiormente bersagliati". Anche per questo, precisa il presidente Amcli Pierangelo Clerici, "nel periodo maggio-novembre in Italia si attua una sorveglianza molto attenta sulla evoluzione della infezione negli animali serbatoio del virus, che al momento è estremamente limitata. Un controllo molto accurato viene fatto sui donatori di sangue, di organo, di tessuti e sui pazienti che si presentano con sintomi compatibili. I laboratori di microbiologia clinica sono in grado di accertare la presenza di questo virus nel sangue, nel liquor, nell'urina attraverso test molecolari rapidi, sensibili e specifici".

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