Reggio Calabria, 18 lug. (Adnkronos) - Il 90,7% dei braccianti migranti intervistati lavora in nero, 4 su 10 vivono con meno di 50 euro a settimana, il 60% e' bloccato nel limbo giuridico senza ottenere i documenti. E' l'estrema sintesi del monitoraggio autunno-inverno 2011-2012 di Rete Radici Rosarno e di IntegrAzione, che ha indagato le condizioni lavorative, abitative e sanitarie dei migranti nella Piana di Gioia Tauro senza trascurare il livello di integrazione e il rapporto con il territorio, determinato anche dal sistema politico e legislativo dentro al quale questa tipologia di lavoratori si trova a operare. Almeno duemila persone hanno lavorato a Rosarno nell'ultima stagione. L'87% di loro, riporta il dossier, svolgeva lavori manuali nel paese d'origine, ma con una grande varieta' professionale: a raccogliere le arance di Rosarno sono sarti, meccanici, saldatori e elettricisti. Ma anche ragazzi che nel loro paese erano studenti, poliziotti, agenti assicurativi, politici locali e soldati dell'esercito. "Arrivare a Rosarno ha significato livellarsi all'unica domanda di lavoro possibile e perdere la propria specificita"'. La maggior parte resta incastrato in un limbo giuridico che compromette la qualita' della vita, fatto di attese (3,3%), dinieghi (54,2%) e ricorsi (3,3%). Il richiedente asilo o in attesa del ricorso, fanno notare da Rete Radici, non possono spendere il documento in loro possesso per ottenere un lavoro perche' non possono essere assunti regolarmente. Per chi riesce ad avere un impiego, spesso in nero, i salari del 55,6% dei campesinos si aggirano tra i 20-25 euro per 8-10 ore lavorative al giorno (contro il 76,37% dello scorso anno) e aumentano i lavoratori pagati "a cassetta" (37,4% contro il 10,44% dello scorso anno), con un prezzo standard di 1 euro a cassetta per i mandarini e 0,50 euro per le arance. Mediamente il 60% di loro riesce al lavorare dai 3 ai 4 giorni a settimana, ma una percentuale consistente di braccianti, e cioe' il 24,7%, lavora meno di 2 giornate a settimana. Ancora esiste il caporalato. (segue)