(Adnkronos) - Di segno contrario invece erano state le motivazioni con cui la Corte d'Appello di Perugia aveva assolto Amanda e Raffaele. I giudici di secondo grado avevano parlato di "insussistenza materiale, prima ancora che la equivocita', degli elementi indiziari" . Secondo i giudici di appello inoltre, la Corte di primo grado, che aveva condannato Knox e Sollecito a 26 e 25 anni di reclusione, aveva "ritenuto di poter coordinare elementi di fatto, ritenuti di per se stesso certi ma di significato non del tutto univoco, in un quadro unitario nell'ambito del quale ciascuno di quegli elementi potesse conseguire un chiarimento definitivo e tutti, nel loro insieme, un significato univoco, si' da assurgere a prova di colpevolezza". Per i giudici di appello, il movente individuato dall'accusa, oltre a "non essere corroborato da alcun elemento obiettivo di prova, e' esso stesso niente affatto probabile: la scelta improvvisa da parte dei due giovani, bravi e disponibili verso gli altri, del male per il male, cosi', senza altra utilita', tanto piu' incomprensibile perche' diretta a sostenere l'azione criminosa di Rudy Guede con il quale non avevano alcun rapporto". Per i giudici di Perugia infine, "il venir meno degli elementi indiziari esonera dal dover prospettare una ipotesi alternativa. Esclusa la sussistenza della prova di colpevolezza a carico dei due imputati, non spetta a questa Corte prospettare quale possa essere stato il reale svolgimento della vicenda, ne' se l'autore del reato sia stato uno o piu' di uno, ne' se siano state o meno trascurate altre ipotesi investigative". L'ultima parola a Roma, per un delitto per cui forse non si arrivera' mai con certezza alla verita'.