Venezia, 4 set. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - "'La nave dolce' e' nato su sollecitazione di Silvio Maselli e Ilir Butka nel 2010. Ero al Festival di Otranto e mi ritrovai inaspettatamente a una riunione di pre-produzione". Ricordando la genesi del proprio film, presentato Fuori Concorso a Venezia, Daniele Vicari chiarisce da subito cosa non e': un'analisi dei problemi dell'immigrazione ("sono un regista, non un sociologo") o una pellicola dalle ambizioni storiografiche. "La pellicola e' piuttosto una metafora dei nostri tempi strutturata per immagini. Durante le ricerche che hanno preceduto la realizzazione de 'La nave dolce', ho scoperto l'esistenza di decine e decine di filmati, realizzati da giornalisti che hanno saputo narrare i fatti con soluzioni estetiche degne di cineasti". Come scegliere fra tanto materiale a disposizione? "Quando Cesare Zavattini creo' l'Archivio audiovisivo del movimento operaio disse: 'Abbiamo prodotto un'enorme quantita' di immagini, che sono li', ferme sugli scaffali, impazienti di esistere'. Il regista che decide di riutilizzarle deve far si' che esistano in maniera congrua. Per questo il montatore Benni Atria firma anche la sceneggiatura, insieme a me e ad Antonella Gaeta". (segue)