(Adnkronos) - Un ruolo di primo piano nell'organizzazione sarebbe stato svolto da Bruno Gerardi, modenese, 44 anni, residente in Messico. L'uomo, titolare di un'azienda produttrice di manufatti utilizzati a livello industriale, avrebbe fatto da tramite con i narcos messicani, utilizzando proprio la sua attivita' imprenditoriale per nascondere la droga. Proprio da lui, coinvolto nel 2001 in un maxi sequestro di cocaina purissima, gli investigatori sono partiti per ricostruire l'intero organigramma criminale. L'uomo, che risulta ufficialmente latitante per le autorita' italiane, secondo gli investigatori che si basano su intercettazioni, potrebbe essere stato ucciso e il suo corpo fatto sparire. "Contrariamente al solito - ha spiegato Stefano Sorrentino della sezione Antidroga della Questura di Palermo - siamo partiti dai vertici dell'organizzazione e grazie alla collaborazione con i colleghi della Dea americana e dell'Interpol, utilizzando metodi classici come appostamenti, pedinamenti ed intercettazioni siamo riusciti ad arrivare all'ultimo anello della catena: pusher e consumatori". Inizialmente, secondo quanto hanno spiegato gli investigatori, la droga sequestrata era destinata all'Emilia Romagna e, solo in un secondo tempo e per ragioni non del tutto chiare, la sostanza stupefacente, cocaina probabilmente colombiana dall'elevatissimo principio attivo, e' stata dirottata a Napoli. Sei persone risultano ancora ricercate in Messico ed uno negli Stati uniti. Per quanto riguarda, invece, i palermitani coinvolti, tutti legati al clan di Brancaccio, alcuni di loro avevano gia' subito condanne per droga, come Fabio Cucina, condannato a 18 anni di reclusione. Le indagini hanno permesso anche di scoprire un secondo canale di approvvigionamento con un grosso traffico di hashish dal Marocco alla Spagna e da qui via terra a Napoli. In questo caso i corrieri sono soprattutto soggetti dell'est Europa. Nel dicembre del 2006, infatti, e' stato bloccato un camion guidato da tre polacchi con 4 quintali e mezzo di droga.