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Caso Orlandi: il fratello Pietro, passati 29 anni senza giustizia

domenica 27 maggio 2012

2' di lettura

Roma, 22 mag. - (Adnkronos) - Domani a Roma saranno di nuovo insieme Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, e Walter Veltroni, promotore dell'interrogazione parlamentare servita a smuovere le acque sulla vicenda della giovane cittadina vaticana, rapita il 22 giugno 1983 e mai piu' ritrovata. L'occasione, stavolta, e' la presentazione della nuova versione (la seconda, aggiornata) del libro "Mia sorella Emanuela" delle Edizioni Anordest, scritto da Orlandi e dal giornalista del "Corriere della Sera", Fabrizio Peronaci. L'appuntamento cade in un momento particolarmente delicato delle indagini condotte dalla procura di Roma, che sta esaminando le ossa rinvenute nella cripta della Basilica di Santa Apollinare a Roma, dov'era sepolto uno dei boss della banda della Magliana, Renato De Pedis. "Non conosco il movente e i responsabili del sequestro di mia sorella -sostiene Pietro Orlandi- ma conosco il sistema che l'ha inghiottita e ha occultato la verita' per tanti anni: l'intreccio omertoso tra Stato, Chiesa e criminalita'. Dietro alle ragioni di Stato e ai segreti pontifici si sono fatti scudo le mafie, pezzi deviati dello Stato italiano e Vaticano". L'incontro e' previsto per le 18 alla libreria Melbooks di via Nazionale 254. Sara' presente anche il produttore cinematografico Domenico Procacci. Oltre alla prefazione di don Ciotti e al commento di Veltroni, la nuova edizione contiene alcuni approfondimenti, tra cui la nota 'riservata' di padre Lombardi, destinata al segretario particolare di Benedetto XVI; la lettera anonima anticipatrice delle rivelazioni di Sabrina Minardi, di cui si e' parlato in questi giorni; la trascrizione del colloquio tra Pietro e Ali' Agca nel 2010 e un messaggio di Orlandi ai tanti che lo sostengono nella sua ricerca della verita'. "Trent'anni, in Italia, si danno a chi ha commesso il piu' efferato dei delitti -dice- e' il massimo della pena. Ma tra uno sconto e un indulto sono pochi quelli che pagano fino alla fine. Il 22 giugno dell'anno prossimo ne saranno passati altrettanti dal rapimento di Emanuela e dalla condanna all'attesa, cui la nostra famiglia e' sottoposta. Basta: anche noi pretendiamo uno sconto di pena. Io, alla scadenza dei trent'anni senza giustizia, non ci voglio arrivare".

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