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Mafia: Emiliano, Falcone e Borsellino due servitori dello Stato abbandonati

domenica 27 maggio 2012

1' di lettura

Bari, 22 mag. - (Adnkronos) - "Una delle cose piu' importanti che ho imparato dalla loro vita e' che la mafia non poteva, non puo' e non potra' essere mai sconfitta solo con la repressione. Giovanni e Paolo non sono stati i primi a combattere la mafia, ma sono stati i primi ad avere avuto intuizioni giudiziarie e sociali che ci permettono di dire che, anche dopo il loro sacrificio estremo, le loro idee continuano a camminare sulle gambe di tante persone oneste". Lo afferma sul sito dell'Anci Michele Emiliano, sindaco di Bari e vicepresidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, alla vigilia del ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. "Ricordo bene i momenti successivi - afferma Emiliano, che nel 1992 era giudice ad Agrigento - a quel tragico evento, gli attacchi diretti ai 'giudici ragazzini', e le riunioni cui parteciparono anche Giovanni e Paolo, i nostri fratelli maggiori che ascoltavamo con affetto ed anche con un po' di 'timore reverenziale'".(segue)

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