Lecce, 23 mag. - (Adnkronos) - Le dichiarazioni accusatorie di alcune vittime sono state determinanti per la costruzione del quadro indiziario a carico delle 16 persone arrestate stamane in alcune regioni italiane dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Lecce e del Comando provinciale con le accuse di associazione per delinquere, tratta e riduzione in schiavitu', favoreggiamento dell'ingresso clandestino di stranieri, estorsione, falso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le accuse sono state poi ovviamente riscontrate da altri accertamenti. L'inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Lecce, ha dimostrato come alcuni datori di lavoro italiani avrebbero stimolato, promosso e adattato l'offerta lavorativa alle proprie necessita' produttive. Insieme ai caporali-caposquadra, capo-cellula sudanesi, algerini, tunisini, avrebbero spesso approfittato delle condizioni degli stranieri, magari privi di documenti di soggiorno o in cerca di qualsiasi occupazione pur di sopravvivere e pertanto limitati nella loro liberta' di movimento e di negoziazione sociale. E' inoltre emerso come in agricoltura le forme di sfruttamento siano diverse e riguardino per lo piu' il salario e gli orari di lavoro, che non sono per nulla proporzionati e comparabili con i contratti nazionali di categoria. La paga oscilla tra i 22 ed i 25 euro al giorno, e l'orario e' mediamente di 10-12 ore al giorno, senza soluzione di continuita' per l'intero ciclo di raccolta. In pratica i migranti intascavano intorno a 2 euro all'ora. Una parte consistente del salario, inoltre, va al caporale e/o all'intermediatore ed il resto e' destinato alle spese per la sopravvivenza, che in realta' dovrebbero essere soddisfatte dagli stessi datori di lavoro. (segue)