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Terremoto: Cassazione su inchiesta funerali vittime, niente riesame per impresa 'Taffo'

domenica 28 ottobre 2012

2' di lettura

Roma, 23 ott. (Adnkronos) - La Cassazione ha convalidato la legittimita' del sequestro preventivo di una somma superiore a 30 mila euro ai danni dell'impresa 'Taffo', sotto inchiesta con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, in relazione ai solenni funerali celebrati il 10 aprile 2009, a quattro giorni dal terremoto che mise in ginocchio l'Aquila. Le indagini della Gdf dell'Aquila hanno accertato che l'impresa ha fatturato servizi effettuati da altre imprese funebri a cui si erano rivolti i parenti delle vittime del terremoto. In particolare, le Fiamme gialle hanno riscontrato irregolarita' per un importo di oltre 35 mila euro. L'impresa Taffo ha operato in occasione dei funerali solenni a cui avevano partecipato le massime cariche dello Stato, su incarico dell'allora Prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli. In particolare, la Seconda sezione penale, convalidando l'ordinanza del Tribunale del riesame dell'Aquila dell'8 marzo 2012, ha osservato che il Tribunale aveva chiarito come "non in una, bensi' in due occasioni era stata contestata alla societa' la duplicazione dei nominativi di spese, e che in entrambe le occasioni si era fatto luogo ad una riduzione del compenso". D'altra parte, e' il ragionamento condiviso da piazza Cavour, "se veramente si fosse trattato di mero errore, a seguito dell'asserita rinuncia ad una parte del corrispettivo, la societa' avrebbe potuto e dovuto, anche per evitare ulteriori e successive contestazioni, effettuare un dettagliato controllo delle fatture e della documentazione in suo possesso". Inoltre, aggiungono i supremi giudici facendo proprie le motivazioni del giudice del grado precedente, "non assume rilevanza la circostanza che fosse stato preventivato da parte della societa' Taffo un numero di bare e di automobili per il trasporto delle salme piu' elevato rispetto a quelle effettivamente utilizzate". Da qui l'inammissibilita' del ricorso di Piero Taffo che chiedeva la revisione della decisione per "omessa motivazione" e ritenendo "insussistenti gli indizi di reato" contestato.

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