(Adnkronos) - L'esportazione dell'olio per l'estero dal porto di Gioia Tauro tra 1870 e il 1875 oscilla fra 170 e 172 mila quintali. Quella delle arance e limoni, sia verso Messina e Napoli sia verso l'estero, valeva £. 1.421.000. Anche l'esportazione del legname da costruzione era considerevole. La spiaggia di Gioia Tauro secondo la Camera di commercio di Reggio Calabria, rivestiva un interesse nazionale: era una spiaggia che esportava annualmente per l'estero L.15 milioni. Vi approdavano legni inglesi, francesi, russi e tedeschi e da partivano le derrate per le contrattazioni alla borsa di Napoli. Magazzini e interessi non erano solo calabresi, ma genovesi, lombardi, napoletani e stranieri. Per questo la Camera di commercio chiese al Governo di assimilare la spiaggia di Gioia ai porti di prima classe e che provvedesse alla costruzione e al collocamento di due botti d'ormeggio. Nel 1888 la Camera delibero' sussidi per trasformare la spiaggia di Gioia Tauro in rada e costruirvi il molo di scarico. Il porto di Gioia Tauro doveva essere uno scalo dedicato allo sviluppo dell'industria siderurgica secondo il piano degli anni '70 ma oggi, dopo il fallimento di quel progetto, ha trasformato la sua veste diventando uno scalo di transhipment, come alle origini votata al carico e scarico delle merci. D'altronde, lo scalo rimane pur sempre nel centro del Mediterraneo.