(Adnkronos) - Ha resistito ad un "assalto" di tipo sessuale ed e' stata uccisa a colpi di arma da taglio: cosi' e' stata usccisa Elisa Claps. La ragazza scomparve il 12 novembre del 1993, giorno della sua morte. Il principale sospettato fu subito Restivo, l'ultimo ad averla vista in vita per un appuntamento proprio alla chiesa. E' stato condannato solo l'anno scorso per l'uccisione della ragazza. A gennaio, a Salerno, inizia il processo di appello e stavolta cambia la linea difensiva. Il 40enne parlera', non restera' piu' in silenzio, anche se dovra' farlo da un carcere inglese in videoconferenza perche' e' detenuto oltre la Manica per l'omicidio della sarta Heather Barnett e deve scontare una pena definitiva a 40 anni di reclusione. Non piu' il carcere a vita, come deciso nel primo giudizio, ma e' come se lo fosse perche' nel Regno Unito le pene sono praticamente effettive. Nel frattempo rimane aperto il capitolo sulle possibili complicita' e sui silenzi di chi sapeva e non ha parlato ma anche sui depistaggi avvenuti prima della scoperta del corpo e forse anche dopo, come e' convinta la famiglia. In un recente incontro sui femminicidi, Gildo Claps ha detto di aspettarsi a breve notizie importanti. Anche questo capitolo e' piuttosto conosciuto. Secondo i familiari ed i legali di Elisa, i resti della ragazza furono ritrovati qualche mese prima, forse anche di qualche anno, ma fu tenuto tutto segreto nell'ambito della Chiesa locale. I Claps sostengono che il rinvenimento ufficiale fu una "messinscena" ed hanno accusato apertamente anche l'arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, che si e' difeso dicendo di non saperne nulla. (segue)