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Salute: rapporto, tasso fecondita' italiano in stallo, fra straniere e' doppio

Salute
domenica 29 aprile 2012

2' di lettura

Roma, 23 apr. (Adnkronos Salute) - In stallo la fecondità della popolazione italiana. Scompare infatti quella sia pur flebile speranza di crescita riscontrata negli anni passati: il tasso di fecondità totale (Tft) è passato, infatti, da 1,42 del 2008 a 1,41 del 2009 e le prime stime sul 2010 sembrano confermare questo trend. Si arresta quindi il sia pur minimo processo di ripresa dei livelli di fecondità che era iniziato a partire dal 1995 quando il Tft raggiunse il suo valore minimo di 1,2 figli per donna. E' quanto emerge dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), presentata oggi all'Università Cattolica di Roma. Anche nel 2009, quindi, il Tft è inferiore al livello di sostituzione (ossia quello, circa 2,1 figli per donna, che garantirebbe il ricambio generazionale). Si confermano i primati positivi della precedente edizione: nel 2009 i valori del Tft più elevati si registrano nelle due Province Autonome, Trento (1,58), Bolzano (1,55) e in Valle d’Aosta (1,62); tutte al Sud le regioni con Tft particolarmente bassi: come per il 2008 sono Sardegna (1,13) e Molise (1,11); si aggiunge nel 2009 la Basilicata (1,18). La fecondità delle straniere (2,23) è quasi doppia rispetto a quella delle italiane (1,31). Continua comunque la crescita della popolazione, ma non grazie alle nascite. I risultati del Rapporto danno conferma delle tendenze emerse negli anni scorsi: si riscontra un tendenziale aumento della popolazione residente in Italia rispetto al biennio 2008-2009 imputabile, sostanzialmente, alla componente migratoria. Le Regioni che non crescono sono solamente Basilicata (-2,6‰) e Molise (-1,6‰); il saldo naturale medio del biennio 2009-2010 si è mantenuto pressoché costante rispetto al biennio precedente e si attesta su livelli ancora di segno negativo anche se, per alcune regioni, è prossimo allo 0; invece il saldo migratorio è positivo grazie, soprattutto, alla capacità attrattiva delle regioni del Centro-Nord. Anche il movimento migratorio interno al Paese ha confermato i trend già evidenziati negli anni precedenti, ovvero il movimento in uscita dalle Regioni meridionali (a esclusione dell'Abruzzo). Le Regioni più 'abbandonate' dai propri cittadini e meno attrattive nei confronti di quelli di altre aree sono Basilicata e Calabria che hanno il saldo migratorio negativo più elevato in Italia (rispettivamente, -3,5‰ e -2,9‰).

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