(Adnkronos/Cinematografo.it) - Difficile, insomma, incasellare un lavoro come il suo: "Una cosa l'ho capita con certezza - prosegue il regista - tutti i film, a prescindere dal genere, possono essere considerati nella categoria fantascienza e commedia. Anzi mi fa molto arrabbiare che il cinema pretenda di prendersi troppo sul serio nel tentativo disperato di sembrare vero. E' impossibile: resta, per definizione, una finzione". Il risultato in 'Suspension of Disbelief', un continuo work in progress con molteplici interpretazioni, richiama le influenze del passato: "Ho iniziato la mia vita adulta - continua Figgis - come musicista jazz e rock, ho studiato musica classica e composizione e sono certo che la prima disciplina artistica che impari poi continua a condizionare i tuoi lavori successivi. Nei miei film emerge sempre infatti un'attenzione al ritmo e all'armonia". Influenzato dai grandi (Federico Fellini, Francis Ford Coppola e Ingmar Bergman in primis), per sua stessa ammissione, e non solo da David Lynch a cui la critica lo accosta spesso, Figgis affida il proprio lavoro alla speranza che arrivi "una nuova generazione di produttori e distributori per sfuggire alla nozione capitalista del film fondata sull'idea di voler conquistare il mondo. A me quest'obiettivo non interessa, soprattutto considerando che alcuni successi, come i franchise di Batman e James Bond, hanno il risultato assicurato al botteghino grazie all'investimento finanziario. E' ovvio che siano ben realizzati, attirino interesse di pubblico e critica: e' il frutto di soldi ben spesi in pubblicita' e marketing". Il potere della seduzione in 'Suspension of Disbelief', invece, sfugge a quest'ottica: travalica ogni confine, diventa delirio e confonde desideri e incubi mescolando luci e ombre con straordinaria maestria. D'altronde, come dice Martin, "la vita non ha un lieto fine, ma solo un lieto intermezzo".