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Roma: Casapound, vietare nostro corteo? Se non ci amano non ci votino

domenica 18 novembre 2012

2' di lettura

Roma, 16 nov. - (Adnkronos) - "Il totale misconoscimento delle regole democratiche minime da parte di coloro che hanno sempre in bocca la parola democrazia fa spavento: per garantire la liberta' in questa nazione, ci dicono, bisogna abolire il diritto di manifestare". Cosi', in una nota, CasaPound Italia risponde alla lettera aperta pubblicata da Repubblica contro il corteo che il movimento guidato da Gianluca Iannone ha indetto per sabato 24 novembre, a Roma. "Nel nostro primo manifesto elettorale - prosegue Cpi - abbiamo ricordato a tutti i cittadini che se non amavano il nostro movimento potevano semplicemente non votarlo.Un principio semplice semplice che pure non riesce a entrare nella testa di chi pensa di poter risolvere tutto con l'arroganza. Ecco quindi spuntare appelli scritti in fotocopia, sempre con la stessa litania stanca e vecchia di quarant'anni, scritti da un pugno di giovani ambiziosi in cerca di visibilita'. Ci sono i rappresentanti delle minoranze desiderosi di scalare posizioni nelle loro organizzazioni di appartenenza, il giornalista di centrodestra che vuole darsi un tono con l'antifascismo, la giovane radicale ignara che proprio il Partito radicale romano abbia piu' volte dialogato con Cpi, il manager rampante imbucato in un'azienda pubblica. Ebbene, di fronte alla piu' grave crisi economica che l'Europa ricordi, questi brillanti esponenti della societa' civile non trovano di meglio che attaccare CasaPound, seguiti ovviamente a ruota dai soliti Masini, Peciola, Foschi e compagnia cantante, di cui sfidiamo chiunque a ricordare una sola azione degna di nota oltre si soliti comunicati contro Cpi". Per CasaPound "e' poi assurdo che si voglia delegittimare un movimento in base a una semplice fandonia che, ripetuta mille volte, si spera diventi verita': ci riferiamo all'inesistente acquisizione dello stabile di via Napoleone III numero 8 da parte del Comune di Roma. Quante volte dovremo ancora ripetere che CasaPound e' una occupazione a scopo abitativo e che ci e' del tutto indifferente la titolarita' del proprietario di un palazzo che era bellamente lasciato sfitto a scopi speculativi prima del nostro ingresso? Chi si dia la pena di leggere i documenti sa poi che non esiste nessuna delibera che certifichi tale passaggio, che non si parla da nessuna parte di 'assegnazione' dello stabile a Cpi, che i famosi 11,8 milioni sono del tutto virtuali poiche' frutto di una permuta e non di un acquisto, che in ogni caso non e' previsto che un solo centesimo finisca nelle nostre casse, che nella stessa situazione si trovano decine di occupazioni di sinistra". CasaPound conclude auspicando "che i firmatari della letterina facciano la carriera che tanto anelano, possibilmente senza farsi largo limitando la liberta' altrui. A loro e a tutte le vestali del politicamente corretto ricordiamo che Cpi si presentera' alle elezioni regionali e comunali: se ci odiano con tanto cieco fanatismo possono sempre non votarci".

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