Firenze, 16 nov. - (Adnkronos) - Da partigiano nelle file della Resistenza a operaio alla Galileo nella Firenze del dopoguerra, da sindacalista in fabbrica a politico e uomo di governo. Potrebbero essere cosi' sintetizzate le tappe del percorso di Gianfranco Bartolini, presidente della Regione Toscana dal 1983 al 1994, cosi' come sono state tratteggiate nel corso del convegno organizzato, a vent'anni dalla sua morte e a trenta esatti dalla sua elezione nel 1983, a terzo presidente della Regione Toscana (ma in consiglio regionale era entrato fin dal 1975). Un percorso per certi versi irripetibile, quello di Bartolini, cosi' come lo ricorda Paolo Ranfagni, suo stretto collaboratore come capo ufficio stampa della giunta regionale in quegli anni. Il ricordo a 20 anni dalla scomparsa e' stato fatto oggi a Firenze nella presidenza della Regione. Un percorso da statista, anche se puo' sembrare una contraddizione in termini. Ma e' questa la definizione che ha dato di lui - lo ricorda ancora Ranfagni - Giorgio Napolitano, parlandone, appunto come di uno "statista delle Regioni". E allora, per capire, bisogna andare alla situazione storica di quegli anni, quando le Regioni, un decennio dopo la loro nascita, uscivano dagli entusiasmi della fase costituente, coraggiosa e un po' pionieristica, per cercare una nuova e piu' solida identita'. La Toscana la trova con lui. Con un uomo che sa coniugare, come suggerisce Ranfagni, "utopia e pragmatismo" che non rinnega ma anzi usa le sue radici, comuniste, operaie, popolari per rafforzare, da autodidatta, la sua visione culturale ricca, complessa, aperta al confronto a tutti i livelli, nella societa' e in politica. Lui che, mediatore nato, concepiva la politica come servizio, era capace di dialogare con Clinton (all'epoca governatore dell'Arkansas) e Lafontaine (presidente del Sarrland), con gli industriali e con la Chiesa, con generali e capi di stato, ministri e presidenti del consiglio, senza perdere la sua umanita'. (segue)