Citta' del Vaticano, 18 nov. - (Adnkronos) - Dal 27 novembre del 1943 al 3 giugno del 1944, un giorno prima che Roma venisse liberata, il Vaticano divenne il ricovero per una parte considerevole dei tesori d'arte conservati da un punto all'altro della Penisola. "In tutto furono 714 le casse trasportate dai vari depositi del centro Italia e o dai musei dentro le mura vaticane" spiega all'Adnkronos Micol Forti, direttrice del settore di arte contemporanea dei Musei Vaticani e curatrice, insieme a Teresa Calvani, del convegno di studi internazionale 'Musei e monumenti in guerra 1939-1945. Londra Parigi Roma Berlino'. L'evento organizzato dai Musei vaticani, dalla Gnam, la Galleria nazionale d'arte moderna, e dall'Anisa, l'Associazione nazionale degli insegnanti di storia dell'arte, si e' tenuto a Roma in questi giorni. E' un capitolo di storia eccezionale e drammatico. Al salvataggio delle opere d'arte del nostro Paese diviso a meta' fra occupanti nazisti e Repubblica sociale al nord e governo Badoglio e alleati al sud, collaborano funzionari statali, direttori di musei, alti prelati, la Santa Sede, i tedeschi. A volte c'e' una reciproca convenienza - alcuni alti ufficiali nazisti cercano di conquistarsi una sorta di lasciapassare per il dopoguerra grazie al contributo che diedero al salvataggio dei tesori d'arte - altri, fra cui studiosi e archeologi inquadrati nelle truppe tedesche, in qualche modo permettono che le opere siano salvate. Nel frattempo la divisone Goering, eseguendo gli ordini di Berlino, percorre l'Italia per trafugare e a saccheggiare beni e tesori d'arte. E' uno spaccato drammatico di un Paese in guerra quello che emerge, nel quale un ruolo decisivo e' svolto, racconta Micol Forti, "dai direttori dei Musei che devono scegliere quali opere salvare". (segue)