(Adnkronos) - Ma una parte del patrimonio e' invece andata distrutta: "Nel caso piu' noto di Montecassino, la distruzione e' stata totale, abbiamo perduto un'abbazia del IX secolo". "Ma abbiamo perduto - aggiunge Forti - intere citta'; guardando le foto di Ancona del periodo, sembra Dresda, non c'era piu' nulla. Se si vedono le foto di San Gimignano, che era un gioiello dell'architettura medioevale toscana, e' stata quasi del tutto distrutto. L'Italia e' stata profondamente ferita dalla guerra, il problema non e' stato relativo solo alle collezioni museali, noi infatti abbiamo un tessuto patrimoniale fittissimo che non poteva essere protetto in modo universale e complessivo". Fra gli 'eroi' di questa battaglia per salvare l'arte italiana, un'altra studiosa, Paola Nicita della soprintendenza per i beni storici e artistici del Piemonte, parla "di un gruppo di funzionari e dirigenti del'amministrazione delle arti del ministero dell'Educazione nazionale tra cui Emilio Lavagnino, Giulio Carlo Argan e Pasquale Rotondi". Questi ed altri funzionari non accettano "di collaborare con la Repubblica sociale ne' di assister passivamente alla sottrazione del patrimonio da parte dei tedeschi". Organizzano invece avventurosamente i trasporti dai vari depositi in cui si trovavano le opere verso il Vaticano, e prendono contatto con il nuovo governo Badoglio che dovra' fare da garante affinche' le opere vengano, alla fine del conflitto, riconsegnate all'Italia. Il loro ruolo e' decisivo per portare in salvo e consegnare all'Italia liberata i beni culturali piu' preziosi del Paese.