Roma, 15 giu. - (Adnkronos) - Il rinvio deciso dalla Cassazione del verdetto sul blitz alla Diaz durante il G8 di Genova spacca a meta' le parti. Da un lato i famigliari dei ragazzi feriti nell'irruzione alla Diaz gridano alla 'vergogna' per i 20 giorni di agonia in attesa di una parola definitiva a distanza di 11 anni dai fatti. Dall'altra la fiducia dei funzionari e degli agenti di polizia accusati di falso e lesioni che giudicano lo slittamento della decisone come un "segnale di attenzione". Enrica Bartezaghi, presidente del comitato 'Verita' e giustizia per Genova', a Genova durante il G8 ha vissuto l'arresto della figlia Sara sia per l'irruzione alla Diaz sia per i fatti di Bolzaneto. "Dopo 11 anni -afferma la presidente- pensavamo che la Cassazione mettesse una parola definitiva. E' una vergogna il tempo trascorso dai fatti perche' comunque vada significhera' l'impunita' per gli agenti e i funzionari di polizia che hanno massacrato oltre 60 persone appartenenti al social forum che avevano scelto la scuola di Genova come sede. Nessuno di questi poliziotti -annota ancora la presidente del comitato- fara' un giorno di carcere. Noi ci aspettiamo un risarcimento morale". Questo sara' per loro la decisione della Cassazione. "Da 11 anni -continua Enrica Bartezaghi- aspettiamo che il capo dello Stato, il ministro dell'interno e il capo della Polizia chiedano scusa per quello che e' accaduto. Nessuno lo ha mai fatto". Secondo i famigliari dei no global, la richiesta di scuse da parte dello Stato significherebbe soprattutto "prendere le distanze dai fatti e dai massacri subiti da oltre 60 persone". Dopo quei fatti, ricorda la presidente del comitato, "mia figlia Sara non e' piu' voluta rimanere in Italia, e' andata a vivere all'estero". (segue)