(Adnkronos) - E' stata proprio la morte di Melissa Bassi, con l'ondata di commozione e di indignazione nei confronti dei colpevoli, a dare un potentissimo impulso alle indagini su cui tutti gli apparati dello Stato e il Governo non si sono risparmiati. Bisognava trovare il colpevole e siccome Vantaggiato e' reo confesso Melissa e la sua famiglia hanno avuto giustizia. Ma Vantaggiato ha parlato solo dopo essere stato scoperto. Gli investigatori sono risaliti a lui con elementi indiscutibili: la targa della sua auto ripresa da telecamere di videosorveglianza, la sua presenza davanti all'istituto "Morvillo Falcone" dimostrata dalla cella agganciata dal telefonino, il fotogramma che lo immortala mentre preme il telecomando. Solo dopo un interrogatorio fiume, ormai alle strette, ha confessato. Un lavoro quindi efficace quello condotto dalla Dda di Lecce, dalla Procura di Brindisi e dalle forze dell'ordine. A Brindisi c'erano i migliori investigatori d'Italia. E di acqua ne e' passata sotto i ponti dell'inchiesta se si considera che all'inizio le piste erano due. Una era quella mafiosa, suggerita dal nome della scuola dedicata alla moglie di Giovanni Falcone e dall'imminente anniversario dei 20 anni della strage di Capaci del 23 maggio. Gli esperti analisti l'hanno subito ridimensionata. Poi e' arrivata alla famiglia Bassi una lettera di solidarieta' da parte di detenuti della Sacra Corona Unita, segnale di presa di distanze dall'attentato. L'altra era la pista terroristica sia per il clima sociale molto delicato sia per l'attentato al dirigente di Ansaldo Nucleare, Adinolfi, a Genova, qualche settimana prima, rivendicata dal Fronte anarchico internazionale. Ma nessuno ha rivendicato l'attentato di Brindisi. E piano piano si e' giunti alla pista del "solitario" o del gesto "folle". (segue)