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Terrorismo: il documento della Fai, 'dobbiamo far vedere che facciamo sul serio' (2)

domenica 17 giugno 2012

2' di lettura

(Adnkronos) - In quel documento risalente al 2006, mai tanto attuale come adesso che, secondo gli inquirenti i vertici della Fai sono in carcere, "alcuni compagni che fanno parte dei gruppi fondatori della FAI Federazione Anarchica Informale- si legge nello stesso - hanno deciso di incontrarsi per approfondire alcune considerazioni emerse all'interno dei gruppi. Tutti assieme hanno scelto di rendere pubblica la loro discussione". E lo fanno con una sorta di verbale in cui a parlar sono Pippo, Paperino, Archimede, Nonna Papera, Qui, Quo e Qua. Nomi di fantasia per non essere riconoscibili, spiegano. "Sono passati 4 anni dai pacchi regalo all'Unione Europea e a Prodi - si legge nel documento -. ..e.. .a posteriori.. .sorge il rimpianto di aver avuto troppi scrupoli nel rovinare la giornata a qualche "innocente" segretaria ... se al posto del clorato avessimo usato la dinamite". E' Paperina a dire: "dobbiamo fare capire che anche quando un'azione fallisce rispetto al suo obbiettivo primario, crea comunque al potere numerosi danni economici e non solo. Ogni volta che ci avviciniamo a loro e gli depositiamo qualcosa li mettiamo comunque in pericolo e ridicolizziamo l'enorme apparato repressivo e di controllo che vantano di avere, per esempio le due bombe a pochi metri dagli uffici dei Ris di Parma non devono essere stati uno scherzo per loro, peccato che la seconda non ha funzionato". Nonna Papera le fa eco dicendo: "Questo vale anche per un pacco inesploso: costringe gli aguzzini a vivere nella paura o sotto scorta e rende evidente a tutti I'infamita' della loro attivita"'. E ancora Archimede che dice: "secondo me il problema e' opposto. Dobbiamo far vedere che facciamo sul serio, che non ci nascondiamo dietro cervellotici ragionamenti e non abbiamo problemi a passare all'attacco anche a rischio di giocarsi la vita. Bisogna essere piu' efficaci, non lesinare con gli esplosivi e non aver paura di rischiare di far male ad una segreteria dell'obbiettivo e uccidere il padrone". ( segue)

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