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Farmaci: l'indagine, 70% ginecologi non prescrive pillola 5 giorni dopo

Salute
domenica 23 settembre 2012

2' di lettura

Roma, 17 set. (Adnkronos Salute) - Sette ginecologi su 10 non prescrivono la pillola dei cinque giorni dopo per colpa dell'obbligo di eseguire il test di gravidanza. Per questo motivo, a quasi sei mesi dall'arrivo del contraccettivo di emergenza a base di ulipristal acetato nelle farmacie italiane, l'accesso al farmaco rimane un 'miraggio' per molte donne. A fotografare la situazione nella Penisola è un’indagine realizzata per la Società medica italiana per la contraccezione (Smic) da Datanalysis su un campione di 200 ginecologi in tutto il territorio nazionale. Il 33% opera in consultorio, il 33,5% nei pronto soccorso ospedalieri e il 10% negli studi privati. In Italia, infatti, oltre all’obbligo di ricetta medica non ripetibile, per avere la prescrizione della pillola dei 5 giorni dopo è necessario sottoporsi prima a un test di gravidanza, il cui esito negativo deve essere verificato dal medico. La Smic mette a confronto i dati di vendita nel nostro Paese con la Germania, dove la legislazione è simile, ma senza l’obbligatorietà del test, e c’è un indice di prevalenza dell’uso di contraccettivi di emergenza addirittura leggermente inferiore di quello italiano. Ebbene, a cinque mesi dalla commercializzazione, sono state vendute quasi 13 mila confezioni, mentre in Italia, nello stesso arco di tempo, circa 4.500 confezioni, quasi un terzo del dato tedesco. Secondo la Simic, tirando le somme e confrontando i dati di prevalenza con quelli dela Germania, si può stimare che in Italia siano state vendute circa 5 mila confezioni in meno rispetto alla domanda 'reale' di questo farmaco. "Questi dati - spiega Emilio Arisi, presidente della Smic - confermano quanto avevamo già paventato prima della decisione dell'Aifa di inserire l’obbligatorietà del test su beta-Hcg nelle modalità di impiego del nuovo farmaco, ossia che questo avrebbe rappresentato un rischio concreto di inaccessibilità o comunque di difficoltà e ritardo nell’accesso alla contraccezione d’emergenza. Un'anomalia tutta italiana - sottolinea - che sta penalizzando in primis le donne che devono sottoporsi a un test spesso non necessario". "I risultati dell'indagine indicano chiaramente come ai ginecologi e ai medici italiani - prosegue Arisi - le norme attuali sull'uso della pillola dei 5 giorni dopo creino difficoltà pratiche, anche laddove il medico voglia aiutare la donna ad affrontare un momento di dubbio o criticità legato al fallimento di un metodo contraccettivo". Peraltro, evidenzia l'esperto, "questa imposizione si pone negativamente anche dal punto di vista dei costi per il Ssn, poiché è indubbio che la gran parte delle donne che richiede la contraccezione di emergenza lo fa perché non desidera una gravidanza, e quindi, se restasse gravida, percorrerebbe la scelta di un aborto volontario, con tutto ciò che ne segue. E' dunque auspicabile che, dopo un breve periodo di valutazione, anche l'Aifa si adegui a quanto praticato in tutti gli altri Paesi dove ellaOne* è commercializzata, abolendo l’obbligo di effettuare un test di gravidanza".

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