(Adnkronos) - "La malattia che mi ha colpito - scrive Austoni - e' a un punto di non ritorno e avro' giustizia incompiuta orfana della verita' sulla tragedia della mia vita". Per l'ex primario i reati che gli sono stati contestati a Milano e che gli sono costati una condanna a 6 anni e mezzo in primo grado "sono ancorati a testimonianze distorte e deviate che hanno invertito il mio rigore umano e professionale in arroganza prevaricatrice...i pazienti che hanno reso quelle testimonianze - scrive ancora Austoni ai giudici - si sono trovati a dovere riferire non sulla riconoscenza da loro manifestata nei confronti di chi li aveva curati, bensi' a rispondere alle sollecitazioni di ricerca di qualcosa che desse motivo e giustificazione ai 10 colpi di pistola sparati a bruciapelo". Secondo l'ex primario, per giustiziare l'aggressione subita nel novembre 2006, aggressione il cui autore non e' mai stato individuato, gli inquirenti hanno trovato la ragione di quel attentato nella presunta condotta distorta tra Austoni e i suoi pazienti. "Ne e' derivata una distorsione di metodo - sottolinea l'ex primario - se ero stato colpito qualche ragione ci doveva pur essere e questa non poteva che risiedere nel mio operato nei confronti dei pazienti. Da qui la filosofia dell'indagine, anomala e unidirezionale, che ha, di fatto, archiviato la matrice di quell'attentato appena preceduto dall'avere preteso, quale componente della commissione del concorso presso l'universita' di Messina, l'applicazione della legge dello Stato e non quella delle 'cose loro'. "L'accanimento accusatorio nei miei confronti, in questo contesto deviato e viziato, ha cercato anche di farmi eliminare immediatamente e senza giudizio dall'Ordine di medici di Milano". Ma, si legge ancora nella lettera "a quell'attentatore e a quell'accanimento accusatorio si sono contrapposti il mio operato di medico e, non solo e soprattutto la riconoscenza dei pazienti che ho curato, ma anche i riconoscimenti professionali a carattere internazionale che sono andati ad aggiungersi, quale sigillo, a quanto costruito in una vita".