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L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Tatiana Necchi sabato 18 settembre 2010

2' di lettura

Sono passati 52 giorni da quando abbiamo cominciato a occuparci dell’appartamento di Montecarlo, donato ad Alleanza nazionale per una buona causa e usato per buone vacanze dal cognato di Gianfranco Fini. In un mese e mezzo anziché diradarsi la nebbia che grava sull’intera vicenda si è fatta più fitta, in particolare sulla reale proprietà dell’immobile, ceduto a due misteriose società con sede nei paradisi fiscali e di cui sono ignoti gli azionisti. Da quei giorni di fine luglio abbiamo iniziato a chiedere all’ex presidente di An di spiegare come ciò fosse stato possibile e perché il suo partito si fosse disfatto di un patrimonio stimato un milione e mezzo di euro per un quinto del suo valore. Il presidente della Camera prima ha risposto senza  spiegare nulla, poi ha minacciato azioni legali, infine si è nascosto dietro un’inchiesta della Procura che procede a rilento. Ma dopo la notizia che pubblichiamo in questa pagina, ovvero che le firme sul contratto di affitto tra Giancarlo Tulliani e la società proprietaria dell’appartamento sono decisamente simili, quasi come se appartenessero alla stessa persona, la reticenza di Fini non è più ammissibile. Il documento trovato dai colleghi de il Giornale dimostra che qualcosa di molto strano in questa faccenda c’è. Se le sigle fossero della medesima mano, il sospetto che affittuario e proprietario coincidano si farebbe concreto. E a quel punto sarebbe lecito ipotizzare che dietro alle società offshore usate per celare il volto del vero acquirente ci sia in realtà una figura vicina a Fini, e che dunque la vendita a prezzi di saldo abbia favorito qualcuno che il presidente della Camera conosce bene. Non sappiamo se questo mister X sia il cognato o qualcun altro. Ma è certo che per far cadere l’ultimo velo che lo nasconde ci vorrebbe poco: basterebbe dire la verità. Dopo 52 giorni non sono più accettabili i sorrisetti furbi e le mezze parole usati da Fini per sottrarsi alle domande. Se non ha nulla di cui vergognarsi e non ha commesso errori, dica a suo cognato di esibire tutti i documenti, anche quelli che riguardano la trattativa con i veri acquirenti. Ordini ai suoi collaboratori di svelare i nomi delle persone a cui hanno ceduto l’immobile. E dica chi gli consigliò l’operazione. Come avevamo promesso due giorni fa, anche se l’inchiesta giudiziaria langue, prima o poi quel che c’è da sapere su questa storia si saprà. E noi saremo qui a raccontarlo.

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