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Troppo silenzio sui dissidenti cubani

E la Cisl avverte: "Diffidate dai nostalgici del comunismo reale"
di Eleonora Crisafulli sabato 10 aprile 2010

2' di lettura

"Spero che i giornali e le tv diano voce alla protesta dei dissidenti cubani. Cuba non è quello che ci vogliono far credere alcuni nostalgici del comunismo reale". A richiamare l’attenzione sui diritti umani e sfatare il mito comunista è il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che esorta a prendere "iniziative politiche e diplomatiche al fine di tutelare la vita dei diversi dissidenti democratici cubani che sono tuttora in sciopero della fame per denunciare le condizioni nelle quali versano in carcere sin dal loro arresto nel 2003". Meglio tardi che mai. Dopo l’allarme lanciato il primo aprile "sul silenzio dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale", Bonanni torna sulla questione, riconoscendosi già qualche merito: in seguito al primo appello "sia l’Unione Europea, sia il nostro governo per bocca del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, cominciano a muoversi e a sollecitare una comune condanna dei governi europei nei confronti del regime castrista". La Cisl chiede “con forza” che il governo di Raùl Castro liberi immediatamente i prigionieri politici, “riconosca le libertà e i diritti fondamentali ed apra Cuba ai valori universali del pluralismo politico e sindacale". Contemporaneamente si chiede la fine dell’embargo Usa. L'intervento di Frattini - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto  "stupefatto del silenzio che anche in Italia c'è intorno alla vicenda dei dissidenti cubani. Mentre quando si tratta di dissidenti cinesi o birmani, o di altri Paesi in giro per il mondo, ci sono interrogazioni, proteste, manifestazioni, in questo caso c'è soprattutto silenzio". Rivolgendosi agli europei ha aggiunto: "Dobbiamo essere molto chiari e fermi nel ribadire che noi sosteniamo la tutela senza se e senza ma della libera informazione dei cubani e la salvaguardia dei loro diritti fondamentali. Se non lo facessimo noi europei, così come gli americani, creeremmo il classico esempio di doppio standard".

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