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L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Tatiana Necchi sabato 26 giugno 2010

2' di lettura

Che Roberto Cota stesse sullo stomaco a tanti, non solo a Mercedes Bresso, vedova inconsolabile del governatorato piemontese, non c’era bisogno di un quoziente intellettivo superiore alla media per scoprirlo. Ai potenti piemontesi questo avvocatino di Novara, leghista della prima ora, moderato il giusto, fa paura perché è uno che non alza mai la voce, non recita slogan, ma studia. Cota è uno sgobbone, uno che si applica per capire ciò che non sa e poi, dopo aver mandato a memoria i numeri, parla. Un metodo che può mettere in crisi chi è abituato in silenzio a farsi gli affari suoi, senza dover render conto a nessuno. Vuoi mettere i bei tempi della presidentessa, dove un funzionario era libero di dirottare i soldi dei contribuenti nelle tasche del fratello, il quale girava allegramente il mondo spacciandosi per ambasciatore della cultura italiana e distribuendo denaro a destra e a manca? Se Cota si mette a far domande e a studiare i bilanci c’è rischio che scopra gli altarini e alla nomenklatura ingrassata sotto la Mole tutto ciò fa venire la tremarella. Dunque, ecco mettersi in movimento una manovra che punta a rimandare l’avvocatino da dove è venuto, cioè a casa, installando alla Regione qualcuno che tenga le cose tranquille. Il preavviso di quanto bolle in pentola è arrivato ieri, dalle pagine del Corriere della Sera. Per l’occasione infatti si è preferito evitare quelle del quotidiano cittadino, meglio le nazionali, così il messaggio è più autorevole. Insomma, a Torino si prepara il ribaltone: uno scippo in piena regola della vittoria leghista dello scorso 29 marzo. Fino a qualche giorno fa nessuno credeva fosse possibile una cosa simile. Anzi, in molti pensavano che il ricorso presentato da Mercedes Bresso fosse solo l’atto di una signora incapace di accettare la sconfitta e dunque destinato a finire nel nulla. Poi si è intuito che dal riesame poteva spuntare l’asso nella manica per far fuori il governatore. Bastava dimostrare che una delle liste d’appoggio non fosse in regola. Ne consegue che se quella era abusiva, anche il risultato elettorale lo è e dunque si deve  tornare a votare. Fa nulla che la lista sia stata accettata dal Tribunale e neppure che i dubbi sul rispetto delle procedure siano sorti solo quando Cota ha vinto né che i ricorsi siano stati presentati a maggio, cioè fuori tempo massimo. Pur di prepensionare il nuovo governatore si può usare anche la lista dei pensionati. Per parte nostra nessuno stupore. Quel che sta succedendo in Piemonte non è che il seguito di ciò che è accaduto mesi fa nel Lazio e in Lombardia, dove, utilizzando errori formali dei presentatori di lista, si cercò di soffiare la vittoria al centrodestra. A Torino il tentativo è a posteriori, ma la sostanza è la stessa. Pur di non passare la mano, c’è chi è disposto a tutto. Il PdL e la Lega sono avvisati.  

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