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"Gli attacchi alla Chiesa ricordano l'antisemitismo"

Il paragone di padre Cantalamessa fa infuriare i gruppi ebraici. Ma la Santa Sede smentisce
di Eleonora Crisafulli sabato 3 aprile 2010

3' di lettura

Il caso sui preti pedofili si ingigantisce. Dopo scuse, ammissioni, smentite e rimorsi, ieri la situazione è precipitata per un "assurdo parallelo" tra la persecuzione antisemita e quella di cui sarebbe vittima in questi giorni la Chiesa. Ad azzardare il paragone è stato Padre Raniero Cantalamessa, il predicatore della Casa Pontificia, che ha citato, durante una cerimonia a San Pietro alla presenza di Ratzinger, una lettera di un suo amico ebreo che esprime solidarietà al Papa. Nell'omelia durante il rito della "Passione del Signor", il prete ha ricordato: «Per una rara coincidenza, quest'anno la nostra Pasqua cade nelle stessa settimana della Pasqua ebraica che ne è l'antenata e la matrice dentro cui si è formata. Questo ci spinge a rivolgere un pensiero ai fratelli ebrei. Essi sanno per esperienza cosa significa essere vittime della violenza collettiva e anche per questo sono pronti a riconoscerne i sintomi ricorrenti». Poi Cantalamessa ha letto il testo ricevuto: «Ho ricevuto in questi giorni la lettera di un amico ebreo e, con il suo permesso, ne condivido qui una parte. Dice: 'Sto seguendo con disgusto l'attacco violento e concentrico contro la Chiesa, il Papa e tutti i fedeli da parte del mondo intero. L'uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell'antisemitismo. Desidero pertanto esprimere a lei personalmente, al Papa e a tutta la Chiesa la mia solidarietà di ebreo del dialogo e di tutti coloro che nel mondo ebraico (e sono molti) condividono questi sentimenti di fratellanza». La smentita del Vaticano - Dalla Chiesa stessa si sollevano obiezioni. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha commentato: «Non credo che si tratti di un parallelo appropriato. La lettera dovrebbe essere interpretata come un messaggio di solidarietà da parte di un ebreo. Non voleva essere un attacco al mondo ebraico, assolutamente no». Poi ha precisato e ribadito: «Smentisco nel modo più assoluto che ci sia un paragone di iniziativa vaticana tra l’antisemitismo e la situazione attuale relativa alla pedofilia. La citazione del predicatore pontificio voleva anzi essere la testimonianza dell’amicizia con cui un ebreo, ricordando la situazione di sofferenza del suo popolo, intendeva portare un messaggio di solidarietà alla Chiesa». Il Papa non affronta direttamente lo scandalo nel corso delle cerimonie religiose e, a conclusione della Via Crucis al Colosseo, invita a guardare oltre alle difficoltà che sembrano «far crollare tutto». La stampa americana non perde il colpo e riporta sulle prime pagine dei giornali il parallelo poco gradito e le dure critiche da parte del mondo ebraico. Il "New York Times" cita la reazione «incredula» del rabbino capo di Roma, Riccardo di Segni: «Con un minimo di ironia potrei dire che, visto che oggi è il Venerdì Santo, quando la Chiesa prega il Signore che illumini i nostri cuori perché riconosciamo Gesù, che anche noi preghiamo il Signore perché illumini i loro cuori». La reazione dei gruppi ebraici - Un'associazione Usa di vittime di abusi sessuali da parte di preti, inoltre, ha definito il parallelo «un insulto sia alle vittime degli abusi che alla popolazione ebraica». David Clohessy del gruppo "Survivors Network of those Abused by Priests" ha dichiarato: «Spezza il cuore vedere un altro esponente vaticano di alto rango fare delle osservazioni così insensibili. Le persone che nascondono in modo deliberato e prolungato i crimini sessuali contro i bambini non sono assolutamente delle vittime. Paragonare la richiesta di un pubblico esame di tali azioni con gli atti orribili di violenza commessi contro gli ebrei non potrebbe essere più sbagliato». Critiche anche da parte di Elan Steinberg, vice-presidente della associazione americana dei "Superstiti dell'Olocausto e i loro Discendenti": «Padre Cantalamessa si dovrebbe vergognare. Il Vaticano ha il diritto di difendersi ma il parallelo con la persecuzione anti-semita è insultante e insostenibile. Siamo dolorosamente dispiaciuti». Amarezza è stata espressa anche dal rabbino Gary Greenebaun, direttore delle relazioni inter-religiose dell'American Jewish Committee: «Fare questo parallelo è una scelta infelice di parole perché la violenza collettiva contro gli ebrei ha provocato la morte di sei milioni di persone mentre la violenza collettiva di cui si parla qui (le critiche al Vaticano) non hanno causato alcun omicidio o distruzione».

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