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Bce, ripresa in corso in Eurozona: Pil tra 0,4% e 1,2% nel 2010

Drastico peggioramento degli squilibri di bilancio
di Monica Rizzello sabato 13 marzo 2010

5' di lettura

I previsori della Bce hanno rivisto al rialzo la stima di crescita reale dell'Eurozona nel 2010 portandola a +1,2% dall'1% stimato nella precedente indagine. È quanto si legge nel Bollettino mensile della Bce. Le aspettative di crescita per il 2011 sono rimaste invariate all'1,6% e «in generale, gli interpellati ritengono che sia improbabile una ripresa sostenuta nell'area dell'euro prima del 2011». L'indagine è stata condotta fra il 15 e il 20 gennaio sulla base delle risposte di 61 previsori. «La riforma della spesa va posta in primo piano» scrive la Bce nel Bollettino mensile, facendo il punto sull'evoluzione dei conti pubblici nell'Eurozona. Il processo di risanamento delle finanze pubbliche, ribadisce la Bce, «dovrebbe iniziare al più tardi nel 2011 e spingersi ben boltre il requisito minimo di correzione annua fissato nel Patto di stabilità e crescita allo 0,5% del pil». Secondo la Bce servono «interventi risoluti, in particolare da parte delle economie con alti livelli di disavanzo e debito» e che ciascun paese deve definire «le strategie di uscita dalle misure di stimolo e le strategie di riequilibrio dei conti pubblici per il prossimo futuro». La disoccupazione nell'area euro potrebbe continuare a crescere nei prossimi mesi «seppure a un ritmo minore rispetto a quello osservato nel 2009». Il bollettino mensile della Bce che ricorda come nel mese di gennaio il tasso di disoccupazione sia rimasto al 9,9%, come nei due mesi precedenti, dopo una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali e che «in prospettiva gli indicatori delle indagini sono migliorati dai loro minimi». Il 2010 si prospetta con un «ritmo di crescita complessivamente moderata» per l'area Euro e «destinata a procedere in modo discontinuo». Il contesto «è caratterizzato da perdurante incertezza» mentre «l'attuale livello dei tassi di interesse continua a essere adeguato». La Bce rileva come «incidono vari fattori straordinari fra i quali le condizioni meteorologiche avverse che hanno colpito determinate regioni dell'area del'euro nel primo trimestre 2010», che rendono volatili i dati trimestrali mentre per il futuro il Consiglio direttivo si attende una moderata crescita del Pil a causa della frenata degli investimenti e consumi moderati, a causa delle «deboli prospettive del mercato del lavoro». La stabilità dei prezzi sarà «preservata a medio termine». «La ripresa economica è in corso nell'area dell'euro, pur essendo probabilmente destinata a procedere in modo discontinuo». Il Consiglio direttivo, per il 2010, «si prospetta un ritmo di crescita complessivamente moderato nell'area, in un contesto caratterizzato da perdurante incertezza». Infatti, come anticipato il 4 marzo scorso dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, gli esperti dell'Istituto di Francoforte prevedono che il pil nell'area dell'euro cresca «tra lo 0,4 e l'1,2% nel 2010 e tra lo 0,5 e il 2,5% l'anno seguente». Rispetto alle stime dello scorso dicembre, l'intervallo per il 2010, «appare lievemente più ristretto, mentre quello per il 2011 è stato leggermente rivisto al rialzo, per tenere conto del notevole rafforzamento dell'attività su scala mondiale». Il Consiglio direttivo della Bce, tuttavia, «continua a ritenere che tali prospettive siano soggette a rischi sostanzialmente bilanciati, in un contesto caratterizzato da perdurante incertezza». «Il drastico peggioramento degli squilibri di bilancio dei paesi dell'area dell'euro minaccia la sostenibilità delle finanze pubbliche ed è fonte di preoccupazione». La Bce evidenzia come «l'incremento del disavanzo di bilancio e del debito pubblico potrebbe spingere verso l'alto le aspettative di inflazione ed esercitare ulteriori pressioni a carico della politica monetaria della Bce per l'area dell'euro». Un ingente fabbisogno pubblico di rifinanziamento, poi, «può innalzare i tassi di interesse (reali) a medio e più lungo termine, fenomeno che potrebbe anche propagarsi ad altri paesi dell'eruo e spiazzare la domanda privata nella fase di ripresa». L'aumento del debito pubblico e dei rendimenti sulle obbligazioni sovrane, rileva l'Istituto di Francoforte, «comporta poi una maggior spesa per interessi. Questa deve essere compensata da un aumento delle imposte, che esercitano effetti avversi sulla crescita potenziale, oppure fissando vincoli su altre voci della spesa pubblica, fra cui quelle intese a promuovere la crescita nel più lungo termine (riguardanti ad esempio le infrastrutture o l'istruzione». Tali vincoli, osserva la Bce, «diventeranno ancora più stringenti in assenza di riforme che affrontino i crescenti costi per le finanze puibbliche riconducibili all'invecchiamento della popolazione». Inoltre, rileva ancora l'Istituto di Francoforte, «squilibri di bilancio ingenti possono alimentare l'accumulo di altri squilibri macroeconomici, come i disavanzi di conto corrente, che rendono i paesi più vulnerabili a shock negativi». Infine «elevati livelli di disavanzo di bilancio e debito limitano gravemente la capacità di intervento della politica di bilancio per contrastare tali shock». La crisi finanziaria e la conseguente recessione mondiale, sottolinea l'Istituto di Francoforte, «hanno influito sostanzialmente sui fondamentali del mercato petrolifero». A seguito del rallentamento economico, osserva la Bce, la domanda mondiale di petrolio è scesa da un massimo di 87,8 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre del 2007 a un minimo di 84,2 nel secondo del 2009. Come reazione a questo calo, i produttori di greggio hanno rapidamente ridimensionato l'offerta. In particolare l'Opec, sottolinea la Bce, «ha operato una consistente riduzione, pari a quasi 5 mln di barili al giorno, della propria quota. Un effetto collaterale della recessione è costituito dalla sostanziale caduta degli investimenti in capacità produttiva di petrolio». Per quanto riguarda le variabili al rialzo, rileva l'Istituto di Francoforte, «il miglioramento del clima di fiducia potrebbe superare le aspettative correnti ed è possibile che l'economia mondiale e il commercio con l'estero registrino una ripresa più marcata del previsto». Inoltre, osserva la Bce, «gli ampi stimoli macroeconomici in atto e gli altri interventi di politica economica potrebbero generare effetti più consistenti di quanto anticipato». «Negli ultimi mesi le banche hanno proceduto nel ridimensionamento dei propri bilanci complessivi, ma dovranno dimostrarsi capaci di gestire questo adeguamento assicurando al tempo stesso la disponibilità di credito al settore non finanziario». A sottolinearlo, nel bollettino mensile di marzo, è la Bce rilevando che «per raccogliere la sfida» le banche «dovrebbero sfruttare il miglioramento delle condizioni di finanziamento e rafforzare ulteriormente le proprie basi patrimoniali, beneficiando appieno, laddove necessario, delle misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione». «È della massima importanza che il programma di stabilità di cascun paese dell'aera dell'euro definisce le strategie di uscita dalle misure di stimolo e le strategie di riequilibrio dei conti pubblici per il prossimo futuro». Ad affermarlo, nel bollettino mensile di marzo, è la Bce sottolineando che ciò «richiede interventi risoluti, in particolare da parte delle economie con alti livelli di disavanzo e debito». Tutti i paesi, aggiunge l'Istituto di Francoforte, «dovranno rispettare gli impegni assunti nel quadro delle procedure per i disavanzi eccessivi».

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