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Gheddafi invita alla Jihad contro la Svizzera

Il paese elvetico definito "miscredente"
di Monica Rizzello sabato 27 febbraio 2010

2' di lettura

Il colonnello libico Muammar Gheddafi ha invitato alla Jihad, la guerra islamica, contro la Svizzera, che definisce "miscredente" e "apostata", dopo l’approvazione del divieto di costruire minareti nel paese elvetico. Le autorità svizzere hanno emesso una decisione che vieta a 188 personalità libiche di entrare sul suo territorio. La lista comprende il colonnello Gheddafi e la sua famiglia, nonché i responsabili del Congresso generale del Popolo (Parlamento), del governo e i responsabili economici, oltre a dirigenti militari e dei servizi di sicurezza. I rapporti tra Tripoli e Berna sono tesi dal luglio 2008, quando il figlio di Gheddafi, Hannibal, e sua moglie furono fermati dalle autorità svizzere per una denuncia di maltrattamenti da parte di due domestici. Poco dopo, la Libia arrestò due uomini d'affari elvetici con l'accusa di aver violato le leggi libiche sull'immigrazione. Uno dei due, Rachid Hamdani, dopo che era stato trattenuto per diciannove mesi in Libia, si era rifugiato nell'ambasciata svizzera ed è stato rilasciato l’altro ieri dalle autorità di Tripoli. Tripoli accusa l'Ue di dare "solidarietà sistematica e programmatica" a Berna, limitando i visti Schenghen ai cittadini libici. «Ci sono due questioni distinte - ha detto per la presidenza di turno Ue il ministro dell'Interno spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba - da una parte l'attuale crisi, dall'altra la questione dell'applicazione del Trattato di Schengen. Oggi abbiamo affrontato solo la prima questione, sulla seconda torneremo più tardi». «Non ci sono state avanzate richieste - ha detto per parte sua la svizzera Widmer-Schlumpf a Bruxelles - né sono state affrontate le regole di Schengen». In realtà, spiegano fonti comunitarie, la pressione sulla Svizzera affinchè rimuova dalla lista nera Schengen i 186 nomi di alte personalità libiche, tra cui lo stesso leader Muammar Ghaddafi, «è altissima». In effetti, dicono le fonti a Bruxelles, «ci sono vari modi per eliminare quell'elenco, ad esempio una soppressione graduale, o anche una silenziosa senza particolari dichiarazioni ufficiali. Ma è chiaro che questa è la via maestra per la soluzione della crisi». Quanto all'utilizzo di Schengen da parte della Svizzera, duramente criticato ad esempio dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, non c'è ancora una posizione comune dell'Ue, anche perché, spiegano a Bruxelles fonti comunitarie, «la priorità è ora la soluzione della crisi libica», mentre la presidenza spagnola dell'Ue «non vuole mescolare le due questioni». Per Maroni Berna ha «usato uno strumento di collaborazione internazionale per forzare in una questione bilaterale», un principio che potrebbe portare alla «fine di Schengen».

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