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Wikileaks, riaperto il caso Assange. I colleghi chiedono le sue dimissioni

A detta dei collaboratori del sito, le accuse di stupro sembrerebbero fondate. Ma Julien si difende: "E' tutta una montatura"
di bonfanti ilaria domenica 12 settembre 2010

2' di lettura

Si respira aria pesante a WikiLeaks, l'organizzazione che, tramite il Web, nelle ultime settimane ha diffuso i 77mila documenti sulla guerra afghana, su cui sono in arrivo altri 13mila files riservati, e il dossier giudiziario sul mostro di Marcinelle, Mark Dutroux. Buona parte dei membri che contribuiscono al funzionamento del sito avrebbe scaricato il portavoce, l'australiano Julian Assange, fondatore dell'organizzazione, accusato di stupro in Svezia. Assange ha però liquidato le accuse come "un caso montato contro di lui" dal Pentagono, una manovra sporca per screditarlo, impedendogli così di ottenere la cittadinanza in Svezia, la cui legislazione prevede l'elevata tutela della libertà di informazione che gli permettere, in tal modo, di difendersi dalla giustizia americana. Assange, in un'intervista all'"Afp", avrebbe dichiarato: "L'unica vittima qui sono io. Si tratta di accuse infondate e di un processo farsa". Secondo la mente di WikiLeaks, inoltre, l'inchiesta per stupro sarebbe stata condotta "senza il mio contributo", sottolineando che lui stesso avrebbe "appreso tutto dalla stampa". Sono state due donne, il 20 agosto, ad accusare Assange di stupro e aggressione sessuale. E, sempre all'"Afp", l'uomo avrebbe ammesso di averle incontrate, ma si sarebbe categoricamente rifiutato di parlare in merito al suo "privato". Assange ha infine concluso: "E' chiaramente un caso montato da persone implicate direttamente e da Expressen", il tabloid che ha lanciato lo scandalo nell' edizione del 21 agosto. E, intanto un' attivista di WikiLeaks, membro del Parlamento islandese, in un'intervista rilasciata al "Daily Beast" , avrebbe chiesto, a nome di un nutrito gruppo di collaboratori del sito, ad Assange di lasciare l'incarico di portavoce. La donna non vedrebbe nessuna cospirazione dietro le accuse di molestie, mosse dalle due svedesi nei confronti di Assange. "Non sono arrabbiata con Julian, ma la situazione gli è chiaramente sfuggita di mano- ha osservato- Queste sono questioni private che non hanno nulla a che vedere con WikiLeaks. Gli ho chiesto di concentrarsi sui suoi problemi giudiziari e di lasciare che sia qualcun altro a portare avanti la nostra causa". L'indagine nei confronti di Assange, inizialmente archiviata, è stata riaperta proprio pochi giorni fa. Un altro attivista di WikiLeaks avrebbe riferito che, nelle ultime settimane, Assange ha resistito a diversi tentativi messi in atto all'interno del sito perché lasciasse i suoi incarichi a seguito delle indagini. Una protesta culminata, pochi giorni fa, con una sorta di sciopero che ha comportato il blocco dell'operatività del sito. "Era un modo per spingere Julian a ripensare la situazione: i nostri tecnici gli hanno mandato un messaggio" ha riferito il collaboratore.

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Wikileaks
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