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Brunetta: sono sotto scorta

Le Br vogliono farmi fuori
di Albina Perri sabato 15 novembre 2008

2' di lettura

Il minsitro per la Funzione pubblica Renato Brunetta è finito nelle mire delle Br, che vogliono farlo "fuori". È per questo motivo che "sono sotto scorta", sottolinea Brunetta. Questo perché? "Sono stato consulente, a titolo gratuito. per cinque anni al Ministero del Lavoro. Proprio questa mia consulenza mi ha procurato l'interessamento delle Brigate Rosse. Vivo ancora sotto scorta, al punto che mi dispiace solo una cosa", sottolinea il ministro aproposito di un articolo che uscirà venerdì sull'Espresso: "che si siano pubblicati indirizzi, foto e mappe delle case dove risiedo, in questo modo rendendo un servizio non certo al postino, e aumentando il peso del lavoro dei ragazzi cui è affidata la mia sicurezza. Per quanto si possa essere spiritosi, non riesco a riderne". Brunetta, a proposito dell'inchiesta che lo vede 'soggetto indiscusso' insieme alle sue proprietà immobiliari, afferma che tutta "questa attenzione non può che farmi piacere, il contenuto ancora di più. L'inchiesta de 'L'Espresso' fruga nella mia vita. Fruga nel mio patrimonio. Fruga nella mia carriera universitaria. Fruga nella mia attività politica e di consulente. Fa tutto questo da par suo, con malizia ed esagerazione. Alla fine, però, restituendo il ritratto di una persona per bene". E invita alla consultazione del suo sito (www.renatobrunetta.it) dove è già presente abbondante documentazione sull'attività, professionale e politica, svolta. "Da domani sarà possibile consultare ogni cosa, relativa all'inchiesta dell'Espresso, compreso, naturalmente, il testo della sentenza che mi riconosce diffamato", dice. "Sono sicuro che il direttore del settimanale, così come quello del quotidiano 'la Repubblica, vorranno offrire un link ai loro lettori, e, magari, anche emularmi nel mettere in rete i loro meriti e le loro gesta. Senza reticenze". In merito all'inchiesta de L'Espresso dal titolo 'Che furbetto quel Brunetta, il ministro sottolinea che sarà la magistratura a decidere "se ci sono gli estremi della diffamazione".

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